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Il caso

Referendum e droga dello stupro

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I media sono prodighi di informazioni per quanto riguarda il numero record delle firme raccolte  per i referendum riguardanti la droga, ma molto meno impegnati a raccontare che cosa accadrebbe se i tre quesiti referendari dovessero passare.
Uno dei tre, come è scarsamente noto, impedirà di ritirare la patente a chi viene trovato in possesso di sostanze stupefacenti, limitando la misura a chi viene trovato “fatto” alla guida di un automezzo (prima del Covid circa 5000 casi all’anno) e graziando le 20000 persone ogni anno a cui la patente viene ritirata in via preventiva, moltiplicando così i rischi per la circolazione stradale.
Un secondo, altrettanto poco conosciuto, permetterà la coltivazione cosiddetta “domestica” non soltanto della cannabis da cui si ricava marijuana ma anche delle piante da cui si ricava  per esempio cocaina o eroina e morfina, quest’ultima attualmente utilizzabile ad uso curativo soltanto dietro presentazione di ricetta medica.
Ma il quesito di cui certamente meno si parla è quello che riguarda la abrogazione della  “reclusione da due a sei anni” per chi “coltiva, produce, fabbrica, estrae, raffina, vende, offre, offre o mette in vendita, cede, distribuisce, commercia, trasporta, procura ad altri, invia, passa o, spedisce in transito, consegna per qualunque scopo “le sostanze stupefacenti o psicotrope delle  Tabelle II e  IV del testo unico della legge sulla droga, mantenendo soltanto in vigore la multa da euro 5164 ad euro 77.468”.
Ma se nella Tabella II c’è la cannabis cosa troviamo nella Tabella IV? L’ Acido gamma-idrossibutirrico (GHB, oxibato) ed il Gamma-butirrolattone (GBL) e cioè la famigerate  “Droghe dello Stupro” la cui diffusione e i cui terribili danni hanno riempito nelle ultime settimane le cronache di giornali e TV, che hanno riferito con grande rilievo l’ arresto di trenta persone che ne curavano lo spaccio.
Se passasse il referendum sulla base dell’ art 380 comma 2 c.p.p. resterebbe teoricamente possibile l’arresto in flagranza di reato, ma sulla base dell’ art. 280 c.p., non potrebbero essere applicate misure coercitive personali (custodia cautelare in carcere o agli arresti domiciliari ecc).
Abbiamo così contemporaneamente l’esplodere di un fenomeno che desta vivissimo allarme sociale ed unanime sdegnata condanna dell’opinione pubblica ed un referendum che minimizza a tal punto il fenomeno da proporre di punire chi lo diffonde soltanto con una sanzione pecuniaria.
Se la Corte Costituzionale ammetterà i quesiti saraà necessario un grande sforzo comunicativo per spiegare ai cittadini che cosa si nasconde davvero dietro  queste proposte.
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