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Referendum, la minoranza dem minaccia la spaccatura definitiva

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"Aspettiamo la Consulta e poi vediamo". Al pressing della sinistra interna, che chiede un impegno del governo sulla legge elettorale prima di sostenere il referendum, i renziani rispondono con un'alzata di spalle rimandando al 4 ottobre, giorno in cui la Corte Costituzionale comincerà ad occuparsi del ricorso sull'Italicum.

Non c'è fretta a palazzo Chigi. Matteo Renzi oggi rientrerà dal Brasile e del  via libera della Cassazione al referendum costituzionale, pare, si occuperà solo a settembre. L'idea resta quella di fissare la data della consultazione a novembre. O il 20 o il 27 novembre, in modo da scavallare ponti e festività e di avere, dopo la pronuncia della Consulta, anche gli argomenti per affrontare la questione, con la sinistra del Pd e con tutti gli avversari, dell'Italicum. Renzi resta convinto che la legge elettorale votata dal Parlamento non abbia problemi. Se anche la Corte sarà della stessa idea e non rileverà criticità, il discorso, per lui, si chiude con buona pace di Speranza e Cuperlo.

La faccenda referendum, comunque, tiene le acque agitatissime. E il tardivo appello dei vertici, stavolta, sembra proprio non commuovere la sinistra. Il senatore Federico Fornaro (uno dei dieci parlamentari pronti al NO) ha recentemente affermato: "L’hashtag #staisereno può essere usato una volta sola. Noi chiediamo adesso che il Pd assuma un’iniziativa chiara e percepibile sulla legge elettorale, che è il cuore di ogni democrazia". Insomma Renzi non deve rifugiarsi dietro la furbata di promettere il cambiamento della legge elettorale e poi rimangiarselo dopo aver indotto la sinistra del suo partito a sostenere il Sì a una riforma che mortifica la logica e la coerenza normativa oltre che la Costituzione. 

Cuperlo, dal canto suo, non intende lasciar correre nulla: "Ho scritto dieci giorni fa su l’Unità per chiedere di aprire subito la discussione su una nuova legge elettorale che raccolga in Parlamento una maggioranza larga che coinvolga nel confronto le opposizioni. Per quanto mi riguarda cercando la condivisione con le forze del centrosinistra che abbiamo in mente. Modificare l’Italicum è necessario. Ma insieme  si dica con chiarezza quale disciplina eleggerà i futuri senatori. Si chiarisca come dare corso alle norme sui referendum, su come accorpare le regioni superando anche anacronistiche specialità. Si montino i cardini dei futuri regolamenti parlamentari anche a tutela delle opposizioni. Si prenda atto che serve uno scatto e una svolta nella fatica di non rompere il Paese. Lo si faccia adesso o la scelta nell’urna non potrà che opporsi a un modello nell’insieme gravemente sbagliato".

Dello stesso tono ciò che afferma Speranza a “la Repubblica”: "Se il Pd non prenderà un’iniziativa seria di modifica dell’Italicum, la minoranza Pd voterà No al referendum costituzionale di ottobre". E a loro volta i senatori Federico Fornaro e Carlo Pegorer: "La minoranza del Pd non si comporta come un partito nel partito né tantomeno come una forza di opposizione. In Parlamento abbiamo votato la riforma costituzionale e non abbiamo partecipato al voto sull’Italicum. La legge elettorale è il cuore di ogni democrazia. Non da oggi, con coerenza e con proposte di legge, abbiamo chiesto al Pd di assumere prima del referendum una iniziativa chiara, forte e percepibile ai cittadini sulla modifica dell’Italicum e sulla nuova legge per l’elezione dei senatori. Ci attendiamo quindi un gesto di serietà politica da parte del segretario Renzi. In caso contrario, non potremmo che trarne le conseguenze nel voto al referendum".

E se al referendum vincerà il "no", per il deputato Dem non ci sarà un "burrone". Renzi, spiega, "in una prima fase ha personalizzato molto il referendum, mentre adesso fa bene ad essere più prudente. La scelta d'autunno non sarà sul governo o sul partito, ma sulla Costituzione, e infatti ci dovrà essere libertà di coscienza. In ogni caso, immaginare che dopo Renzi ci sia il burrone è sbagliato. Dopo di lui non c'è il diluvio". 

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