Referendum legge elettorale: la Consulta dice sì

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Referendum legge elettorale: la Consulta dice sì

16 Gennaio 2008

La Corte Costituzionale dà il via libera a tutti e tre i quesiti sulla legge elettorale. La chiamata alle urne per i cittadini dovrà
avvenire, come prevede la legge, tra il 15 aprile e il 15 giugno.

Dopo una breve camera di consiglio i giudici
costituzionali hanno deciso che sono ammissibili i quesiti presentati
dal comitato promotore.

Sono tre i quesiti referendari sulla legge elettorale per i quali è
iniziata la raccolta delle firme. Il primo riguarda il premio di
maggioranza per la lista più votata alla Camera, il secondo il premio
di maggioranza per la lista più votata al Senato e il terzo
l’abrogazione delle candidature multiple.

L’attuale legge elettorale prevede un sistema proporzionale con premio
di maggioranza, di cui possono beneficiare singole liste o coalizioni.
Il primo e il secondo quesito abrogano l’assegnazione del premio alle
coalizioni, sia alla Camera sia al Senato. Il premio di maggioranza
viene così attribuito alla lista singola che abbia ottenuto il maggior
numero di seggi.

Restano, invece, le norme sull’indicazione del “capo della forza
politica” e quelle sul programma elettorale. La soglia di sbarramento
viene elevata al 4 per cento alla Camera e all’8 per cento al Senato.

Il sistema elettorale prodotto dai referendum dovrebbe spingere verso
il bipartitismo, con tutela per le minoranze più rilevanti. L’obiettivo
è di eliminare la frammentazione, facendo apparire sulla scheda un solo
simbolo, un solo nome, una sola lista per ciascuna aggregazione.

Il terzo quesito intende cancellare la possibilità per il candidato
eletto in più circoscrizioni di optare per uno dei seggi ottenuti,
consentendo ai primi dei non eletti di subentrargli. Grazie a questo
meccanismo, nell’attuale legislatura un terzo dei parlamentari è stato
scelto, dopo le elezioni, sulla base delle decisioni di chi era stato
eletto. Se passerà il quesito referendario verrà abrogata la
possibilità di candidature multiple alla Camera e al Senato.

La camera di consiglio era cominciata intorno alle dieci di stamattina. 
In mattinata i 14 giudici, presieduti da Franco Bile, avevano ascoltato, a porte chiuse (è stata infatti respinta
l’istanza presentata da Pierluigi Franz per consentire la
presenza dei cronisti), le ragioni degli avvocati del comitato
promotore dei referendum e dei piccoli partiti (Sd, Udeur, Sdi,
Pdci), che invece osteggiano i quesiti da cui verrebbero
danneggiati.

Tra le complessive 24 memorie arrivate alla corte,
c’erano anche quelle di quattro associazioni “contro”: Per la
sinistra (che fa capo a Carlo Felice Besostri); Uniti a Sinistra
e Associazione Rinnovamento della Sinistra (che fa riferimento
al sen.Piero Di Siena, Sd), Associazione Rosso Verde – Sinistra
Europea e Gruppo del Cantiere (di Achille Occhetto e Ersilia
Salvato); il comitato promotore per il costituendo Partito
Socialista.
Assente l’avvocatura dello Stato: la presidenza del Consiglio
non si era infatti costituita dinanzi alla corte per difendere la
legge elettorale votata dal centrodestra nel 2005 (e
ribattezzata “porcellum”), vista anche la trasversalità degli
schieramenti politici favorevoli o contrari al referendum.

Dopo avere ascoltato gli avvocati, i giudici nel pomeriggio
si sono riuniti  in camera di consiglio per decidere.