Referendum. Maroni: “Pronto a proporre data in Cdm”
20 Aprile 2009
di Redazione
"Ho sentito tutti i membri responsabili di partiti dell’opposizione e sono quindi pronto a fare la proposta in consiglio dei ministri sulla data in cui svolgere il referendum". Lo ha detto il ministro dell’interno Roberto Maroni, rispondendo ad una domanda sul referendum a margine di un incontro a Varese per la presentazione di un libro sull’Islam, presso L’Università dell’Insubria. Sul referendum Maroni non ha voluto aggiungere altro.
"Il Partito democratico, in riferimento alla data di svolgimento del referendum elettorale, ribadisce la denuncia della gravissima scelta del governo di impedire l’accorpamento tra i voto sui quesiti referendari e quello europeo e amministrativo: il mancato ‘election day’ ha un costo esorbitante ed assurdo, specie in questo momento coi drammatici problemi posti dalla crisi economica e dalla ricostruzione dell’Abruzzo devastato dal terremoto". È quanto si legge in una nota del partito. "Rispetto al dibattito che avviene sui giornali sull’ipotesi di slittamento della consultazione referendaria al 2010, peraltro mai proposto dal governo all’opposizione e sul quale i più autorevoli esponenti della maggioranza e del governo dicono quotidianamente cose diverse tra loro, il Pd dichiara la propria disponibilità con la condizione, giuridicamente e politicamente irrinunciabile, che vi sia il necessario e preventivo assenso da parte dei promotori del referendum".
La polemica si innesca con le dichiarazioni di Giovanni Guzzetta, presidente del comitato promotore del referendum elettorale: "Se non fosse una vicenda molto seria, potremmo limitarci a dichiarare che il Comitato promotore un Maroni, comunque, lo ha incontrato, ed era quello di Striscia la notizia. Una trasmissione che con i suoi milioni di ascoltatori assicura un’informazione che va oltre ogni più rosea aspettativa. Purtroppo, poichè la questione non è affatto da ridere, dispiace constatare che il ministro dell’Interno, con la sua ostinazione a non ricevere il Comitato promotore, interlocutore costituzionale in questa vicenda, non si renda conto che così si delegittimano le Istituzioni che egli rappresenta e non certo gli 820mila cittadini che hanno promosso il referendum".
