Referendum: stoccate su La7 tra Renzi e De Mita. L’ex premier: “Fammi parlare, non siamo in Direzione Pd”

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Referendum: stoccate su La7 tra Renzi e De Mita. L’ex premier: “Fammi parlare, non siamo in Direzione Pd”

29 Ottobre 2016

Duello tra Matteo Renzi, il rottamatore, e Ciriaco De Mita, pilastro della Prima Repubblica, che si sono confrontati su La 7 in un match partito all’insegna del fair play e scivolato in qualche punto in stoccate personali reciproche. Argomento: il referendum costituzionale. Il premier porta nel match il successo del governo per una riforma istituzionale “fallita da 35 anni”. Per tutta la trasmissione, il premier attacca l’ex segretario Dc, contrapponendo prima e seconda Repubblica, nuova e vecchia classe dirigente, giovani che pensano al Paese e vecchi politici che hanno lasciato una pessima eredità. Ma De Mita risponde punto per punto e soprattutto smonta il pasticciaccio costituzionale targato Renzi-Boschi.

“Tu sei entrato in parlamento nel 1963. Il presidente degli Usa si chiamava John Kennedy. Il tuo G7 l’hai fatto con Reagan e la Thatcher. E ancora oggi devo chiamarti sindaco”, dice Renzi, “Io voglio fare altro nella vita”. Poi l’affondo: “L’idea che sia pensiero la politica tua che cambi partito quando ti levano un seggio…”. “Questa è una volgarità che non mi aspettavo, soprattutto da chi in politica le ha inventate tutte”, ha ribattuto De Mita, alzando la voce, “Tu non hai il diritto di parlare di moralità in politica. Tu hai una gestione autoritaria. Hai fatto un partito dove parli da solo e io che ascolto le tue relazioni in direzione credo che andrebbero pubblicate per vedere la politica a cosa si è ridotta. Tu non cambi partito. Però cambi amicizie, che è lo stesso. Io sono nato e muoio Democratico cristiano. Tu non so cosa sei nato”.

Il dibattito è andato avanti su questi toni, con il premier che difendeva una modifica alla Costituzione “attesa da 35 anni” e De Mita che attaccava una riforma “frettolosa”. “Perché dopo aver bloccato per 35 anni il Paese lo volete bloccare anche per i successivi 35 anni? Questa riforma serve al futuro del Paese perché lo rende più semplice e in linea con gli altri”, ha detto il premier rispondendo agli attacchi dell’altro che aveva detto: “È una riforma frettolosa, poco motivata, scritta male, incomprensibile. Napoleone diceva che le leggi devono essere brevi e oscure. 

“Io sono nato e muoio Democratico cristiano. Tu non so cosa sei nato” sottolinea De Mita mentre Renzi prova a difendersi: “Io ero un bambino che pensava alla politica”. E De Mita: “Il presente si legge meglio se si conosce la storia, il rischio per i rivoluzionari è di vedere solo il presente. Io come i fiorentini sono attento alle sfumature…” avverte l’ex premier quando il confronto, parlando del decennio tra il 1980 e il 1990, si fa di nuovo più teso. “Non ho una lettura catastrofica di quel decennio, peraltro – osserva – fino agli anni Ottanta il paese è cresciuto, dopo no e non mi pare sia cresciuto negli ultimi tre anni…”.