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Democrazia e elezioni

Regionali, la raccolta firme che crea liste di serie A e serie B

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Ai tempi della ‘famigerata’, ma per me ‘gloriosa’ Prima Repubblica, gli spazi di propaganda sulla TV di Stato erano esattamente uguali nelle campagne elettorali per la DC, che aveva il 40% dei voti, e per il Partito Liberale che aveva il 4%.
Le elezioni servono infatti per chiedere ai cittadini elettori quale forza politica intendono premiare  non per il suo passato ma per quanto intende fare nel futuro.
Ditemi Voi infatti quale campione del mondo di atletica possa pretendere di partire alle Olimpiadi con qualche metro di vantaggio sugli avversari perché era arrivato primo nelle precedente edizione dei Giochi!
Ebbene questo è quello che avviene nella 2° o 3° Repubblica a livello nazionale e ancor più a livello Regionale come dimostra il caso recentissimo della Emilia – Romagna.
Il Presidente uscente Bonaccini ha infatti fissato le elezioni per la elezione del nuovo Presidente e del nuovo Consiglio Regionale per il 26 gennaio 2020, determinando così il termine del 28 dicembre 2019 per la presentazione delle liste e delle candidature.
Ma attenzione: per i privilegiati, cioè i partiti già rappresentati in un gruppo nel Consiglio Regionale uscente o costituiti al volo come quelli dei dei due nuovi gruppi intestati al Presidente Bonaccini ed alla sfidante Borgonzoni, è prevista l’esenzione della raccolta delle firme di presentazione (da 500 a 750 a seconda del numero degli abitanti delle 9 province).
E’ avvenuto così che i militanti del PD, Fratelli d’Italia, Lega, FI o sostenitori dei due sfidanti, hanno potuto trascorrere serenamente le Sante Feste in famiglia tra funzioni religiose, cenoni e giochi di società.
Per gli altri invece la regola è stata ‘palla lunga e pedalare’ con i giorni della Vigilia, Natale, Santo Stefano trascorsi tra raccolta firme, autenticazione delle stesse, accesso ai Comuni per farsi rilasciare i certificati elettorali dei sottoscrittori colà residenti.
Ma pensate che i Comuni in quei giorni fossero tutti aperti?
Il Presidente Bonaccini, bontà sua, ha lasciato ai sindaci il potere di organizzare il servizio, magari tramite reperibilità del funzionario addetto.
Ma nella pratica abbiamo dovuto ricorrere ai Prefetti per reperire sindaci di Comuni ermeticamente chiusi e farli aprire, perdendo ore ed ore per il rilascio di una decina di certificati.
Dovete sapere infatti che mentre quelli del girone A si godevano le Feste, quelli del girone B hanno dovuto presentarsi di persona in ogni singolo Comune della Regione, dall’Appennino Tosco Emiliano al Mare Adriatico, per ritirare i certificati e farli pervenire tutti nei Tribunali dei capoluoghi delle rispettive provincie tra il 27 ed il 28 dicembre alle ore 12, per un rigorosissimo e pignolo controllo di legalità.
Sono orgoglioso di aver contribuito, in questo surreale contesto di una Regione che viene presentata come  modello da imitare, alla presentazione in sette provincie della Emilia-Romagna della lista Popolo della Famiglia-Cambiamo in collegamento con la candidata del centro-destra, mentre altre due si sono perse nella corsa ad ostacoli natalizia.
E’ una grande occasione per voltare pagina dopo 50 anni di egemonia della sinistra anche per chi come me si sente ‘né comunista né sovranista’ ma appartenente alla grande tradizione politica della cultura popolare, liberale e di ispirazione cristiana.
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