Regionali, lo “schiaffo” di Grillo apre la resa nei conti nel Pd

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Regionali, lo “schiaffo” di Grillo apre la resa nei conti nel Pd

20 Ottobre 2011

Nel “day after” dei commenti al voto delle Regionali del Molise hanno tenuto banco anche gli oltre diecimila voti raccolti dal “grillino” Antonio Federico (5,60%). Secondo diversi osservatori quei consensi – aggiunti al forte astensionismo – lanciano un messaggio chiaro: la gente è stanca della politica, non intende più credere alle proposte dei due principali schieramenti. Del resto il Movimento 5 Stelle, ispirato da Beppe Grillo, propone un cambiamento radicale.

Propone una nuova politica che parta dal basso, che invogli i cittadini a interessarsi direttamente alla gestione della cosa pubblica, senza delegare ad altri questo compito. Di questo “dissenso” il riconfermato presidente Michele Iorio intende tenerne conto. Uno dei principali obiettivi del suo terzo mandato sarà quello di riavvicinare i cittadini alla politica. La pensano diversamente nello schieramento opposto. Il movimento grillino rappresenta l’alibi della sconfitta decretata dalle urne. Dimenticando – forse volutamente – che il distacco tra le liste di centrodestra e quelle di centrosinistra è stato abissale (solo lo scontro diretto Frattura-Iorio si è chiuso con uno scarto minimo), per diversi esponenti del Partito democratico e dell’Italia dei valori la colpa dell’ennesima sconfitta non va ricercata nei demeriti delle liste, ma nella “folle idea” di Grillo di rompere le uova nel paniere del centrosinistra, favorendo la vittoria di Iorio & company.

Un concetto, questo, sintetizzato così da Massimo Donadi, capogruppo alla Camera del partito di Antonio Di Pietro: "Ancora una volta si scrive Grillo ma si legge Berlusconi. Fino a quando non saranno in grado di conquistare loro il 51 per cento dei voti, proprio loro sono la miglior polizza sulla vita del potere berlusconiano”. Apriti cielo. Dal blog del comico genovese, arriva una replica durissima, sia all’esponente dell’Idv che a quelli del Pd: “Dire che il Movimento 5 Stelle ha fatto perdere il Pdmenoelle in Molise non è corretto nei confronti della dirigenza pdmenoellina. Il pdmenoelle a perdere ci riesce benissimo da solo, non ha bisogno di appoggi esterni. Candidare nel centro sinistra Frattura, un ex Forza Italia, che si è presentato in due elezioni al fianco di Iorio del Pdl non è merito nostro. È un parto tutto interno al Comitato Centrale pdmenoellino. In Molise il centro sinistra nelle regionali del 2006 aveva raccolto il 23,3% (Pd+Margherita, ndr), ora è al 9,86%. Waterloo è stata una passeggiata in confronto. E l’Unità incolpa il M5S? È un delirio. Prima delle elezioni per i media il M5S non esisteva, e adesso i voti sono diventati di proprietà privata del pdmenoelle, non una libera scelta dei cittadini. Donadi, esponente di punta dell’Idv, ha spiegato per giustificare la sconfitta "Si scrive Grillo, ma si legge Berlusconi". Forse è meglio che si guardi in casa, infatti "Si scrive Donadi, ma si legge Scilipoti””.

Insomma: i “grillini” non le hanno mandato a dire. Ironia a parte, con la loro analisi del voto Beppe Grillo e i suoi seguaci hanno messo a nudo il vero problema: il costante declino delle forze del centrosinistra in Molise. In realtà non tutti si sono limitati a puntare l’indice contro il comico genovese. Nel Pd c’è anche chi ha fatto autocritica. Se da un lato il segretario Pierluigi Bersani e Massimo D’Alema hanno in qualche modo colto l’aspetto positivo della “Waterloo” citata da Grillo, altri esponenti del partito – sia a livello nazionale che regionale – il calice amaro della sconfitta non l’hanno mandato giù. È il caso del senatore Giorgio Tonini, dirigente nazionale del Pd: “L’esito negativo per il centrosinistra e soprattutto per il Partito democratico delle elezioni regionali in Molise impone una riflessione approfondita e non reticente degli organismi dirigenti del partito. Proprio perché Iorio si conferma presidente a fatica e per il rotto della cuffia, è ancora più preoccupante il divario nel rapporto di forza tra le liste, con il 53% per il centrodestra e il 38% per un centrosinistra al massimo della sua estensione”.

Per Walter Verini, della direzione nazionale del Pd, è il caso di chiedersi “perché alla crisi irreversibile del berlusconismo, che lo stentato risultato del centrodestra molisano non può certo occultare, non corrisponda una capacità del centrosinistra di rappresentare un’alternativa credibile". Il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, in particolare ha criticato quella ostinazione a cercare candidati moderati o comunque lontani anni luce dalla storia della sinistra: "Ho il sospetto – ha scritto su Facebook l’esponente del Pd – che oltre al danno dei grillini ci sia anche quello di chi non sa mobilitare l’elettorato popolare di centrosinistra".

Parole pesanti. E anche se in Molise commenti ufficiali non ve ne sono, si mormora di un segretario regionale in difficoltà. Danilo Leva è sì riuscito a riconfermarsi consigliere regionale, ma la caduta libera del Pd non s’arresta. A denti stretti i suoi antagonisti parlano di un continuo “travaso” voti da parte di Alternativ@, il movimento di quel Roberto Ruta che proprio insieme a Leva ha sponsorizzato la candidatura di Frattura a discapito di diversi esponenti del Pd (vedi Petraroia e D’Ambrosio) o comunque di centrosinistra. Si vocifera di dimissioni da parte dell’enfant prodige di Fornelli. Per ora nulla di ufficiale, ma la resa dei conti nel partito appare vicina. Anche se, in verità, in queste ore l’attenzione del centrosinistra è tutta rivolta alle verifiche – in corso nei tribunali di Isernia e Campobasso – dei verbali dei presidenti di seggio. Vi sarebbero stati degli errori nell’inserimento di alcuni dati. E Frattura avrebbe recuperato diversi voti. Nel frattempo il leader nazionale dell’Idv Antonio Di Pietro chiede anche il riconteggio delle schede. I militanti del centrosinistra sognano il “ribaltone”.