Regionali, quella polemica sui brogli senza fondamenta

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Regionali, quella polemica sui brogli senza fondamenta

31 Ottobre 2011

A due settimane dal voto il Molise non ha ancora ufficialmente il proprio presidente di Regione. La partita elettorale non si è ancora chiusa e si trascina da giorni attorno alla polemica sui presunti brogli ai danni del candidato del centrosinistra, Paolo Di Laura Frattura. Tra sospetti, accuse e accesi scontri verbali, come si è arrivati al blocco della proclamazione degli eletti? Forse è il caso di mettere un po’ di ordine in questa vicenda.

La notte dello spoglio elettorale è stata effettivamente particolare. Molti organi di informazione locale, che seguivano la diretta dello scrutinio, fornivano dati contraddittori. Alcuni mettevano i due sfidanti (Iorio e Frattura) alla pari e davano per scontato che la vittoria sarebbe stata decisa all’ultimo voto. Altri mettevano Frattura in netto vantaggio (anche 3 o 4 punti percentuale), mentre altri ancora posizionavano Iorio in prima posizione. Tra questi c’era l’unico sito adatto a divulgare risultati ufficiali: quello del Ministero dell’Interno.

Se qualcuno si fosse preso la briga di monitorare l’aggiornamento dello spoglio attraverso il sito web del Viminale avrebbe scoperto un dato pressoché incontrovertibile: Frattura, nel corso dell’intero spoglio, non è mai stato dato in vantaggio su Iorio. Purtroppo, nessuno l’ha fatto e l’attenzione di tutti è stata spostata su un possibile forte recupero di Frattura che sarebbe arrivato dalle sezioni elettorali dei centri più grandi, i cui verbali di scrutinio erano attesi per ultimi, a notte fonda.

In realtà Iorio ha retto (non ha vinto, ma ha tenuto il colpo) anche nei centri più grandi. Quando la vittoria è stata ufficiale, nelle prime ore della mattina di martedì 18 ottobre, molti a sinistra hanno dovuto interrompere i festeggiamenti e fare i conti con la riconferma di Iorio. Vicenda chiusa? Macché.

Nei giorni immediatamente successivi è partito un tam-tam sui siti di informazione anti-Iorio, attraverso il quale venivano ipotizzati brogli e si parlava addirittura di interi pacchi di schede pro-Frattura fatti sparire. Null’altro che voci, ma che sono bastate, in un clima politico già avvelenato, a far sollevare un polverone. Frattura e il centrosinistra hanno colto al volo l’occasione e hanno cavalcato la protesta. Fino a spostare la questione sul piano giuridico e inoltrare la richiesta di un ricontrollo dei verbali. I magistrati hanno acconsentito all’operazione in provincia di Campobasso, mentre a Isernia non sono state ritenute valide le argomentazioni ed è quindi tutto rimasto fermo. I controlli dei verbali sono proseguiti per diversi giorni. I tribunali dove si è effettuato il ricontrollo sono stati presi d’assalto dagli esponenti politici di entrambi gli schieramenti e lì gli scontri sono stati ancora più accesi.

Ora il ricontrollo è terminato: Frattura avrebbe recuperato, secondo indiscrezioni, circa 500 voti su Iorio. Non sufficienti per vincere (il governatore uscente ha preso 1.500 voti in più) e per ribaltare l’esito elettorale. Anche qui la polemica sembra essere stata forzata. Questo perché, nel corso di uno spoglio elettorale, gli errori si commettono sempre. C’è una parametro fisiologico di errore, che risulta sempre ma viene alla luce, naturalmente, solo quando si ricontrolla. Molti hanno fatto finta di non capirlo e hanno provato a metterla sul piano del complotto.

Lo stallo nella proclamazione del vincitore (che dovrebbe esserci giovedì prossimo) è stato determinato, quindi, da fattori generati da un rincorrersi di voci che nulla hanno a che fare con la realtà dei fatti. Solo polemica politica, che non dovrebbe avere un seguito giudiziario. La responsabilità di ciò che accade è in mano alle forze politiche, che devono mostrarsi all’altezza del proprio compito e non farsi trascinare dal chiacchiericcio. Se così fosse i rischi che si aprono sono concreti: quando si lanciano sospetti e ombre sul voto si finisce a dare giustificazione a gesti sempre più estremi. Che, si spera, non arrivino mai a sfociare nella violenza. Da quella verbale a quella fisica però, purtroppo, il passo può essere molto breve.