Home News Regionali, Vendola resiste e rovina i piani del Pd in Puglia

Tutti gli ostacoli sul cammino dei centristi

Regionali, Vendola resiste e rovina i piani del Pd in Puglia

0
4

E’ in Puglia che il Partito Democratico gioca la partita più delicata in vista delle prossime elezioni. Ed è qui, nella regione più orientale d’Italia, che Massimo D’Alema sta portando avanti una scommessa ad alto rischio, destinata a incidere sulla futura politica delle alleanze di Via del Nazareno.

La situazione attuale è in pieno stallo. Da una parte c’è il Pd che ha dato mandato al segretario regionale, Sergio Blasi, di prendere contatti con i partiti del centrosinistra e i potenziali alleati in vista dell’allargamento della coalizione attorno a un nome “condiviso” che non potrà essere Nichi Vendola, perché su di lui c’è il veto di Udc e Idv. Dall’altra c’è l’attuale presidente della Regione Puglia che non ha alcuna intenzione di mollare e si sottrae agli inviti a fare un passo indietro che gli vengono indirizzati a più livelli, continuando a sentirsi investito dalla volontà popolare e sicuro di vincere eventuali primarie popolari. Una guerra di nervi in corso ormai da alcuni giorni e i cui contorni e le cui implicazioni appaiono imprevedibili.

Quel che è certo è che Vendola ha sparigliato le carte e fatto saltare il piano attraverso cui tentare la riconquista della Regione. Nelle intenzioni, infatti, all’esponente di Sinistra e Libertà sarebbe spettato l’onore delle armi per i servigi resi e un morbido benservito che avrebbe fatto da viatico all’accordo con Casini e Di Pietro. Un piano caduto sotto i colpi dell’ autocandidatura del presidente uscente, tramutata in questi giorni in una intensa attività di incontri pubblici e privati, un antipasto di campagna elettorale accompagnato da un fiorire di gruppi di sostegno impegnati nell’operazione “Nichi for president”. Peraltro – particolare non trascurabile -  c’è anche una parte del Pd a sostenere Vendola, lo fanno apertamente i giovani, lo fanno i suoi assessori del Partito democratico fortemente imbarazzati nell’affrontare una campagna elettorale che possa rinnegare il lavoro svolto in questi anni dalla giunta.

Così, mentre D’Alema invita “a rispettare le alleanze con l'Udc che già si sono fatte, altrimenti rischiamo di perdere non solo la Regione Puglia alle prossime elezioni ma le giunte cha abbiamo già conquistato alle scorse amministrative”, i malumori acquistano forza e allontanano Michele Emiliano da una possibile candidatura, visto che il sindaco di Bari ha sempre sottolineato di non poter partecipare a una corsa segnata da una lotta fratricida. “Leggere l'intervista di Nichi Vendola all'Unità mi ha spezzato il cuore, ma come si fa a lanciare delle invettive contro di me, a dire che sto cospirando?” dice il primo cittadino del capoluogo pugliese. “Io non sono candidato a niente e resterò a fare il sindaco di Bari, ma se candidiamo Nichi alla Regione senza Udc e senza Idv perdiamo 60 a 40". Il tutto condito da una frecciatina. “Faccia lui il nome del candidato, così sarebbe liberato da un ruolo che, a mio parere, gli pesa. Amministrare non è la cosa che gli riesce meglio. Lui è pronto per essere uno dei leader del nuovo centrosinistra nazionale, è un profeta del futuro, non un amministratore. E un po’ lo si è visto...".

In ogni caso il Pd sta tentando di affilare le armi diplomatiche per disinnescare la miccia ed evitare uno scontro frontale con Vendola. Casini d’altra parte lo ha fatto capire: per l’Udc la strada da percorrere è non con Vendola, ma con il sostegno di Vendola. Entro il fine settimana, pertanto, si insedierà un tavolo allargato per discutere con Udc, Idv e “Io Sud” (movimento costituito da Adriana Poli Bortone e alleato dell’Udc nelle scorse amministrative) e trovare una soluzione. Un concerto attraverso cui individuare punti programmatici comuni sulla base dei quali costruire l’alleanza e scegliere un candidato. Fermo restando che l’ostinazione di Vendola non sembra destinata a smussarsi.

“Mollare, da parte mia, vorrebbe dire cedere alla cattiva politica e io non mollo” ha ripetuto ancora ieri. La questione in Puglia è quella della buona contro la cattiva politica. Non bisogna tagliare quella che Gramsci chiama connessione sentimentale. Quei fili con la popolazione non vanno recisi e mollare, lo ripeto, vorrebbe dire cedere alla cattiva politica oltre che venir meno alla richiesta di non mollare che tanta gente mi fa”. Il braccio di ferro, insomma, continua. E la strada verso la ricerca di novità e discontinuità invocata dai centristi appare costellata di ostacoli.

  •  
  •  

Aggiungi un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here