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L'analisi

Regione Toscana e obiezione di coscienza all’aborto: quando la realtà viene ignorata

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Tratto dal sito del Centro studi Livatino

 

1. Lo scorso 12 maggio è stata proposta al Consiglio Regionale della Toscana una Risoluzione riguardante l’applicazione della legge n. 194/1978 sulla interruzione volontaria della gravidanza (IVG). I firmatari sono cinque esponenti di diversi gruppi regionali, riconducibili alla maggioranza di governo, eletti in liste di sinistra e del Movimento cinque stelle. Si tratta di una proposta che vorrebbe risolvere il problema del numero eccessivo di obiettori di coscienza rispetto alle IVG, che impedirebbe la regione la corretta applicazione della legge sull’aborto. Il condizionale è d’obbligo, perché il problema, semplicemente, non esiste né in Italia né tantomeno in Toscana.

Nella scorsa Legislatura gli stessi ambienti ambienti politici hanno condotto questa battaglia a livello nazionale, locale e sui media, cercando di portarla fino al Consiglio d’Europa, e perdendola clamorosamente dappertutto, perché i dati raccolti capillarmente in tutta Italia dal Ministero della Salute – riportati nelle Relazioni annuali al Parlamento sull’attuazione della legge 194 -, raccontano una semplice verità: dall’entrata in vigore della legge fino a ora gli aborti sono calati drasticamente – da circa 234.000 a 80.000 all’anno – mentre in numero dei non obiettori è restato sostanzialmente invariato, tanto che a livello nazionale ogni ginecologo non obiettore ha visto più che dimezzarsi il numero di IVG settimanali a suo carico (considerando 44 settimane lavorative in un anno): erano 3.3 per ginecologo nel 1983, quando gli aborti era circa 234.000, sono diventati 1.2 nel 2017, con poco più di 80.000 aborti. I dati regionali sono coerenti e non si discostano significativamente a livello delle singole regioni e delle strutture ospedaliere: per queste ultime, su 381 punti IVG nazionali solo 2 nel 2017 presentavano scostamenti importanti. Tra l’altro, è emerso che a livello nazionale il 9.8% dei ginecologi non obiettori nel 2017, pari a 146 ginecologi, è assegnato ad altri servizi e non a quello IVG, cioè non effettua IVG pur non essendosi avvalso del diritto all’obiezione di coscienza: dunque, molti medici non obiettori vengono spostati dalle amministrazioni locali verso altri servizi sanitari, e non sono quindi utilizzati per le IVG.

2. È sufficiente consultare l’ultima Relazione disponibile sulla applicazione della legge, che purtroppo non è molto recente perché porta la data del 31 dicembre 2018 e si riferisce ai dati definitivi del 2017: per la prima volta nella storia della legge 194, infatti, lo scorso anno il Ministero non ha prodotto una Relazione al parlamento, ma evidentemente questa grave mancanza non importa a nessuno, tantomeno ai consiglieri regionali della Toscana che hanno firmato la proposta.

Nell’ultima Relazione disponibile, comunque, i dati sono estremamente chiari: in Toscana si effettuano aborti nel 96,6% delle strutture disponibili – in 28 strutture sulle 29 totali; il numero delle strutture in cui si pratica l’IVG è maggiore di quello dei punti nascita – 3.7 per le IVG vs 3.1 punti nascita, sono gli indici normalizzati rispetto alla popolazione femminile in età fertile. Nel 2017 ogni non obiettore in regione effettua mediamente 0,9 aborti a settimana, cioè meno di uno, un dato inferiore alla media nazionale. Chi scrive ricorda bene quando ai tavoli tecnici del Ministero della Salute riguardanti l’applicazione della legge 194 i rappresentanti toscani dichiaravano di non avere problemi relativamente all’obiezione di coscienza.

Si tratta di dati facilmente consultabili da chiunque nel sito del Ministero della Salute, ma evidentemente ignoti ai firmatari della proposta, in cui si legge: “resta comunque aperta l’importante problematica del ricorso all’obiezione di coscienza e la fase attraversata dovrebbe sollecitare la previsione di misure e provvedimenti atti a dare una soluzione alla stessa”.

3. Ma non solo: i firmatari ricordano che “anche il Consiglio d’Europa, in qualità di organo internazionale per la promozione dei diritti umani, nel 2016 aveva stigmatizzato il nostro paese per le difficoltà incontrate dalle donne nell’interruzione volontaria di gravidanza e raccomandato all’Italia di prendere tutte le misure necessarie a garantire accesso libero e tempestivo ai servizi per l’aborto legale nel suo territorio, anche istituendo un efficiente sistema di riferimento per le donne che ricercano questi servizi”.

Non si sa cosa abbiano consultato i firmatari per affermare quanto sopra. Sicuramente non i documenti ufficiali del Consiglio d’Europa: c’è stata una sua interlocuzione con l’Italia negli anni passati, di cui si dà ampio conto nella Relazione al Parlamento sulla applicazione della L.194/78 del 7 dicembre 2016: alle pagg.56-57 si può leggere il paragrafo titolato “Attuazione della Legge 194/78 e Consiglio d’Europa”. L’intera interlocuzione fra l’Italia e il Consiglio viene illustrata dettagliatamente, insieme col testo completo della Risoluzione del Consiglio che riguarda l’Italia, adottata il 6 luglio 2016 dal Comitato dei Ministri: da essa risulta che il Consiglio “takes note of the information provided on the follow-up to the decision of the European Committee of Social Rights and welcomes the positive developments”.

La verità è che il Consiglio d’Europa non ha mai stigmatizzato l’Italia quanto all’applicazione della legge 194: ancora una volta, una semplice lettura dei documenti ufficiali avrebbe evitato una figuraccia ai firmatari. E ’ bene ricordare che le Relazioni annuali al parlamento sull’attuazione della legge sono costruite sui dati forniti dalle Regioni e dall’ISTAT, e che per l’obiezione di coscienza i dati sono esclusivamente di provenienza regionale: ai cinque consiglieri toscani sarebbe quindi bastato rivolgersi ai propri uffici competenti per avere tutte le informazioni necessarie.

Resta solo una incomprensibile ostinazione ideologica a spiegare come dei rappresentanti di una significativa istituzione possano costruire una iniziativa così sgangherata in un momento tanto difficile per il nostro paese; un momento che richiederebbe ben altro impegno e, soprattutto, ben altra onestà intellettuale.

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