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Il cambio di regime sulla disoccupazione

Regioni contro la riforma Fornero: spinge verso il lavoro nero

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Nuova tegola sulla riforma del lavoro targata Fornero. Come se non bastasse, accanto all’allarmante dato del tasso di disoccupazione – 10,8% una misura che non si vedeva dal 2004 (prima della riforma Biagi), e 35,1% quella giovanile (15-24 anni) – c’è ora il rischio che possa addirittura favorire anche il lavoro nero. A dire il vero, più che rischio, per i Governatori d’Italia si tratta di certezza, tanto che hanno messo mano a penna e calamaio e sottoscritto all’unanimità – tutti – una richiesta di rinvio dell’entrata in vigore di alcune disposizioni della legge n. 92/2012 (la riforma Fornero) dal 1° gennaio al 1° luglio 2013, per dar tempo al Parlamento di modificarle. La richiesta è stata deliberata nel corso della riunione della Conferenza delle Regioni il 22 novembre. Sotto accusa sono finite le nuove norme relative all’accertamento dello stato di disoccupazione in vigore dal prossimo anno.

In base all’attuale disciplina, conserva lo stato di disoccupazione con diritto a percepire la relativa prestazione economica da parte dell’Inps chi svolga attività di lavoro con basso reddito. Nello specifico, la normativa (dlgs n. 181/2000) stabilisce che si conserva lo «stato di disoccupazione a seguito di svolgimento di attività lavorativa tale da assicurare un reddito annuale non superiore al reddito minimo personale escluso da imposizione» fiscale. Attualmente, il predetto reddito minimo escluso da imposizione risulta pari ai seguenti importi:

  • - 8 mila euro se alla formazione del reddito complessivo concorrono uno o più redditi di lavoro dipendente e/o assimilati (con esclusione delle indennità e sussidi corrisposti dallo stato e/o dal servizio sanitario nazionale e gli assegni periodici);
  • - 7,5 mila euro se alla formazione del reddito complessivo concorrono uno o più redditi derivanti da pensioni;
  • - 7,5 mila euro se alla formazione del reddito complessivo concorrono uno o più redditi derivanti da pensioni nel caso di soggetti di età non inferiore a 75 anni;
  • - 4,8 mila euro se alla formazione del reddito complessivo concorrono uno o più redditi derivanti da indennità e sussidi corrisposti dallo stato e/o dal servizio sanitario nazionale nonché da assegni periodici.
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  • Questa disciplina avrà effetto fino al prossimo 31 dicembre. Dal 1° gennaio 2013, invece, con l’entrata in vigore della riforma Fornero, verrà eliminata la possibilità di conservare lo stato di disoccupazione (e la relativa indennità Inps goduta) a chi esercita attività di lavoro autonomo o parasubordinata (co.co.co, partita Iva), indipendentemente dal reddito percepito.
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  • E’ questo cambio di regime che ha messo in allarme le Regioni, perché a loro dire pone a rischio centinaia di migliaia di lavoratori. Così, il 22 novembre, hanno approvato in Conferenza delle Regioni un documento in cui si chiede di mantenere l’attuale disciplina. Se si arrivasse davvero a non permettere il mantenimento dello status di disoccupazione anche in presenza di redditi minimi, c’è il rischio serio – spiegano i Governatori – di incoraggiare i lavoratori disoccupati ad accettare occasioni di lavoro nero anche per non perdere lo status di disoccupato, oltre a perdere gli strumenti di sostegno al reddito ed alla rioccupazione che lo status garantisce. Per questi motivi la Conferenza delle Regioni chiede e auspica un intervento legislativo, da parte del Parlamento, volto a conservare gli criteri e che comunque preveda il riconoscimento dello stato di disoccupazione anche ai lavoratori autonomi e parasubordinati e la fissazione di un tetto di reddito annuo.
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  • Con il documento approvato il 22 novembre, inoltre, le Regioni hanno approvato le ‘Linee Guida’ per una regolamentazione unitaria dei principi contenuti nella legge in materia di status di disoccupazione, proprio per consentire un’attuazione omogenea delle norme, garantendo così parità di trattamento fra i cittadini su tutto il territorio nazionale. In considerazione del fatto che tre Regioni saranno chiamate prossimamente al voto, la Conferenza ha individuato la data del 30 giugno 2013 come termine ultimo per la definizione dei provvedimenti normativi per l’applicazione delle Linee Guida. Tra l’altro, concludono le Regioni, questo lasso di tempo potrebbe permettere al Parlamento di intervenire sul piano legislativo per conservare  i criteri oggi vigenti relativamente al riconoscimento della disoccupazione.
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  • Tratto da amicidimarcobiagi.com

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