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Processi telematici

Registrazioni, cd e dvd costano troppo e la difesa non se lo può permettere

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Dici processo telematico e pensi alle notifiche via mail, al tramonto delle code interminabili negli uffici giudiziari, alle cancellerie di tribunale finalmente libere dall’assedio del cartaceo e dall’incubo della pratica sparita.

Nell’attesa che la riforma annunciata dal Ministro Alfano venga disciplinata compiutamente e soprattutto compiutamente messa in pratica dagli uffici, in mezzo al guado c’è chi dell’informatica applicata al processo fa uno strumento d’offesa utile a frustrare le iniziative della parte avversaria.

L’esempio è nel processo per l’omicidio della studentessa inglese Meredith Kercher, violentata e assassinata a Perugia nella notte di Halloween dell’anno passato. Nei giorni scorsi il sostituto procuratore che cura l’indagine, il pubblico ministero Giuliano Mignini, lo stesso pm che aveva seguito il versante perugino dell’inchiesta sul mostro di Firenze, ha depositato l’avviso di chiusura indagine, che prelude in questo caso con ogni probabilità alla richiesta di rinvio a giudizio per i tre indagati del delitto, l’americana Amanda Knox, l’ex fidanzato di lei Raffaele Sollecito, l’ivoriano Rudy Hermann Guede.

I numeri del fascicolo parlano da soli. Si discute di oltre 10mila pagine, quattordici faldoni di atti, circa 140 allegati su supporto elettronico – dischetti, cd, dvd - contenenti filmati, fotografie, frammenti d’intercettazioni telefoniche. Basta a questo punto fare due conti: per estrarre copia del materiale, occorre versare alla cancelleria del tribunale 258 euro di marche per ciascun supporto. Vuol dire che per conoscere esattamente il mazzo di carte con il quale la procura di Perugia si accinge a cominciare  la partita di un processo che si preannuncia tutta giocata sul filo di lana delle perizie, i vari collegi difensivi dei singoli indagati dovranno versare qualcosa come 35, 40 mila euro. Una cifra enorme dunque, ma è questa la puntata che la Procura perugina mette sul piatto, versata la quale la mano può infine cominciare. Certo sarebbe comodo conoscere esattamente gli assi in mano agli inquirenti –la tale intercettazione, il tal fotogramma – consentendo così alle difese di formulare le proprie controdeduzioni non del tutto al buio nel breve tempo che la procedura mette a disposizione: venti giorni.

Si dirà: sono i costi di un lungo processo indiziario nel quale peraltro i vari indagati non hanno certo lesinato in fatto di uomini e mezzi, assumendo i migliori periti e gli avvocati più illustri.

Vero, ma con un dettaglio non trascurabile. Fanno presente gli avvocati che in molti casi il singolo dvd contiene magari un solo brano d’intercettazione, piuttosto che il singolo filmato o fotogramma. Accorpando il materiale, e riducendo dunque il numero dei supporti elettronici dei quali estrarre copia, si ridurrebbero i costi e si semplificherebbe la vita ai collegi difensivi. Nei giorni scorsi i legali della famiglia Sollecito hanno avanzato un’istanza alla Procura per unificare i diversi file su un solo, al massimo due supporti. La Procura si sarebbe detta disponibile a ragionare su questa ipotesi e forse a breve, dato anche il tam tam mediatico, la questione potrebbe rientrare.

Intanto però, in un processo penale in cui accusa e difesa sono parti del giudizio, la questione fa riflettere sulla disparità di mezzi che contraddistingue le parti del processo: pubblica accusa da un lato e difesa dall’altro. A margine, un’altra notizia dei giorni scorsi conferma il ragionamento: il fatto che i familiari di un indagato, proprio lo studente pugliese Raffaele Sollecito, siano stati a loro volta intercettati e indagati dalla Procura. La vicenda riguarda la diffusione di un video della polizia scientifica, ma anche certi presunti contatti con alcuni esponenti politici. Spiega l’avvocato difensore Luca Maori: “Si tratta di conversazioni private di persone disperate che vedono un loro caro accusato ingiustamente”. Evidentemente abbastanza, mentre infuria il dibattito sull’abuso delle intercettazioni telefoniche, per finire iscritti sul registro degli indagati.

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