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L'intervento

Regolarizzazioni lavoratori extracomunitari: il centrodestra non rinneghi suoi Governi

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Nel 2002 nel Governo Berlusconi, Ministro del lavoro Roberto Maroni, concordai con Umberto Bossi e Gianfranco Fini un provvedimento di legge che portò alla regolarizzazione di 700.000 lavoratori extracomunitari, la metà dei quali erano colf e badanti.
Fu un successo straordinario che permise ai datori di lavoro di far emergere il lavoro in nero dietro pagamento di determinati contributi, garantire per il futuro la pensione ai lavoratori, far incassare allo Stato miliardi di euro, con rapporti di lavoro che l’Istat ha dimostrato essersi stabilizzati negli anni successivi.
Il tutto avvenne con procedure semplicissime e con il controllo da parte delle Prefetture che si trattasse di rapporti di lavoro veri, perché si volle giustamente evitare una sanatoria generalizzata.
Analoga operazione venne fatta nel 2009 dal quarto Governo Berlusconi  quando come sottosegretario alla Presidenza del Consiglio avevo la delega per le politiche famigliari,  per colf e badanti, prima della entrata in vigore del reato di immigrazione clandestina.
Il centro destra di oggi, se vuol mostrare di avere cultura di governo, deve incalzare il governo a dare una risposta positiva alle richieste del mondo produttivo e delle famiglie, contrastando la eventualità di sanatorie generalizzate e sfidandolo a fare una regolarizzazione saggia e mirata, concordata con le Associazioni degli imprenditori e le Associazioni famigliari.
Quale sarebbe l’alternativa a questa soluzione? In teoria manette e carcere, in pratica la tolleranza di un ignobile sfruttamento di uomini e donne da parte di chi senza scrupoli sfrutta la loro posizione di irregolari.
Un centro destra che giustamente si propone come futura responsabile forza di governo non deve dimenticare il vecchio adagio popolare: chi semina vento raccoglie tempesta.
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