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“Renzi accetti il dialogo ma non deve scavalcare la maggioranza”

L'Italicum, il progetto di riforma elettorale frutto del patto tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi, non lo ha mai entusiasmato. Un groviglio di soglie di sbarramento, l'assenza delle preferenze: ce n'è abbastanza da giustificare le perplessità di Gaetano Quagliariello e del Nuovo Centrodestra (Ncd), di cui l'ex ministro è coordinatore nazionale. Ora, con la disponibilità del M5S a discutere, i giochi potrebbero riaprirsi al Senato, dove il provvedimento è in discussione.

Che cosa pensa di Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio in "versione moderata"? È credibile la loro apertura sulla legge elettorale?

«Vedremo. Penso soprattutto che abbiano preso coscienza del risultato elettorale. Vogliono evitare di finire nell'ombra, ora che l'area rivoluzionaria è stata più che doppiata dall'area di governo. La democrazia rappresentativa ha sconfitto la rivoluzione».

Ritiene possibile un accordo, o non si andrà oltre il primo incontro?

«Questa apertura, tutto sommato, rende ancora più evidente ciò che noi del Ncd diciamo da sempre. Se si vuole evitare il caos primordiale, la babele, c'è una unica strada da percorrere: le regole si fanno con tutti, nessuno ha il diritto di veto ma si cerca prima un accordo all'interno della maggiorana e poi ci si confronta con le altre forze parlamentari. Non possono coesistere due maggioranze, una per governare e l'altra per le riforme».

Non volete il terzo incomodo, come già è stato dopo il patto Renzi—Berlusconi.

«L'apertura di Grillo può essere un'opportunità, a patto che si segua la strada maestra partendo con un confronto tra i partiti della maggioranza».

È un avviso del Ncd al premier?

«No, è la constatazione di un'ovvietà su cui - ne siamo convinti - converrà anche Renzi».

Da esperto, però, qual è il suo giudizio sulla proposta di legge elettorale dei grillini?

«Il sistema elettorale non può essere avulso da un progetto di riforma costituzionale. Anzi, solo sapendo quale sarà il sistema bicamerale e la forma di governopossiamo immaginare la legge più adatta. L'iter per una riforma complessiva era arrivato quasi al traguardo, e se non è andato in porto è soltanto per il no di Forza Italia. Se noi del Ncd ora riproponiamo il semipresidenzialismo, partendo da una legge di iniziativa popolare, è proprio perché vogliamo porre il tema innanzitutto nella maggioranza di governo».

Detto questo, la riforma del porcellum proposta dal M5S sta in piedi?

«Si incentra molto sulla scelta dei candidati e questo è un aspetto su cui siamo pronti a ragionare. Da sempre puntiamo a restituire agli elettori la libertà di scelta».

L'Italicum che fine farà?

«Decidiamo su Senato e forma di governo e poi pensiamo al conseguentesistema di voto, altrimenti si rischia di cambiare idea a ogni turno elettorale. Il progetto del governo prevede la soglia del 37%, superata la quale non si va al doppio turno. Il senso di quello sbarramento - considerato prima difficilmente raggiungibile - cambia di molto dopo quel 40,8% ottenuto dal soloPd alle Europee».

La mossa dei grillini tatticamente ha senso o dimostra solo la loro debolezza?

«Quando al Senato la maggioranza è sembrata perdere una propria compattezza, in tanti si sono fatti avanti. Non è necessariamente un elemento negativo, a patto che la maggioranza nel frattempo ritrovi la sua unità».

Questo matrimonio tra Ncd e Forza Italia si farà o no?

«Il Ncd fa parte di un governo di ricostruzione nazionale; al termine di questa fase né il Paese, né il sistema politico e neppure gli schieramenti politici saranno più gli stessi. Il nostro partito sta nel governo accettando la sfida riformista di Renzi e al contempo lavorando per costruire una alternativa alPd. L'ipotesi di un rientro a casa è altra cosa: non la prendiamo nemmeno in considerazione. Non siamo subalterni né a Renzi né a Berlusconi».

(Tratto da Il Mattino, intervista di Maria Paola Milanesio)

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