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Cadute di stile

Renzi che brucia Finocchiaro somiglia troppo a Grillo

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Matteo Renzi sceglie ancora Mediaset, dopo Amici il Tg5, per duellare con Pierluigi Bersani che non gliele aveva mandate a dire (arrogante, indecente, qualunquista).

Alterna i toni rispettosi del post-elezioni ("rispetto sempre Bersani", "non credo di meritarmi gli insulti anche alla luce del mio comportamento in questi mesi") a quelli più spregiudicati del corridore che ormai ha deciso di giocarsi la partita.

Così se la prende con "gli interessi personali di Bersani", "gli intrallazzini" che lo hanno tagliato fuori dall'elezione del presidente della Repubblica, ma soprattutto brucia i candidati che, con grande difficoltà, emergono dai vertici Democrats per il Quirinale.

Marini non va bene perché, dice il sindaco, ha perso in Abruzzo e ora non può aspirare al Colle. La Finocchiaro peggio ancora dopo la vicenda della scorta nel centro commerciale. Poi il mantra del "facciamo presto" rivolto alla politica.

Dai privilegi sulla casta alla possibile converenza sul nome di Prodi per il Quirinale, l'impressione è che Matteo stia velocemente derapando verso il lessico 5 Stelle, cercando di non perdere quell'empatia con l'elettorato giovanile che secondo i sondaggi lo vede primo davanti al comico genovese nel voto degli under 25.

Solo che a Udine, qualche giorno fa, nella manifestazione a sostegno della candidata Serracchiani, non c'era il pubblico dei vaffa day e Renzi ha preferito i conciliaboli con i giornalisti ai tuffi sulla folla di Grillo. La Serracchiani, dicono i maligni, sarebbe dietro il candidato grillino.

Anche a Udine il sindaco di Firenze sceglie il doppio registro del "rispetto degli avversari" da una parte e i cedimenti al pensiero pentastellato: "non si può fare i cittadini una volta ogni cinque anni". Non è chiaro se si sta rivolgendo agli elettori moderati o a quelli arrabbiati, forse nel tentativo di pescare nel mucchio, in tutti e due i forni.

Il problema però è che se fosse vera la vulgata per cui socialisti, liberali ed ex democristiani del Pdl sono affascinati dal Sindaco, dal suo rifiuto dell'antiberlusconismo ("voglio pensionare non processare Berlusconi"), dall'opportunità di avere finalmente un interlocutore sinceramente socialdemocratico, allora Renzi prima o poi dovrà decidere che linguaggio usare, quello dei forconi o quello del riconoscimento reciproco.

Puntare su Prodi non sarebbe un grande passo avanti in quest'ultima direzione.

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