Renzi, Erdogan e i migranti

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Renzi, Erdogan e i migranti

28 Novembre 2016

Parlando a una manifestazione del Sì a Monza, Renzi ha usato di nuovo i toni ‘antieuropei’ che sfodera periodicamente pur di ragranellare qualche voto cavalcando l’onda euroscettica. Il presidente del consiglio ha minacciato Bruxelles di non firmare il bilancio europeo perché non tutti gli Stati fanno la loro parte sulla immigrazione. La minaccia non è nuova, ma sbiadisce di fronte ai toni usati quasi contemporaneamente dal presidente turco Erdogan, il quale, a sua volta, ha affermato di essere pronto a riaprire il rubinetto della immigrazione incontrollata verso l’Europa, l’ormai celebre “corridoio balcanico”, se Bruxelles non ubbidirà alle sue richieste. Ad esempio sulla questione dei visti per la libera circolazione dei turchi nella Ue.

Un ricatto bello e buono, quello di Erdogan. L’Europa cuor di leone ha reagito come al solito alle minacce del presidente turco: invece di mettere nell’angolo un uomo politico indebolito dal golpe estivo e che in patria ha decimato gli avversari politici, scatenando una repressione infinita, il presidente della commissione europea, Juncker, si è limitato a rispondere che la Turchia deve rispettare i patti. I patti sono, come dimenticarli, che la Ue ha già pagato un miliardo dei sei promessi in aiuti finanziari ad Ankara per fare il guardiano dei nostri confini. In cambio, però, decine di migliaia di profughi continuano ad attraversare il Bosforo, come denuncia il governo greco. Ecco, se mai Renzi un giorno decidesse di andare in Europa a protestare, potrebbe ricordare questo particolare ai colleghi europei: la Ue sulla immigrazione ha fatto e continua a fare ‘figli e figliastri’. 

La Ue paga la Turchia che non è uno Stato membro della Unione. L’Italia invece è stata abbandonata a se stessa, ai salvataggi in mare e all’accoglienza. Il problema però è che in Europa non possiamo protestare più di tanto, visto che l’Italia non ha un modello alternativo di progetto migratorio: l’accoglienza fine a se stessa che contraddistingue la gestione dell’immigrazione sotto il governo Renzi non è una politica ed ha già mostrato i suoi limiti. Ma se pure quel modello alternativo ci fosse, “come Unione europea e come Italia non abbiamo alcun vantaggio a chiudere la porta in faccia alla Turchia”, ha detto Paolo Gentiloni.  

“E’ in questa dinamica certamente complicata che bisogna muoverci, condannando episodi gravissimi e contemporaneamente lasciando alla Turchia la decisione se intende riprendere il percorso con l’Ue – conservando la dinamica che ha portato ad aprire capitoli del negoziato e l’accordo sulle migrazioni – oppure andare in direzione contraria”, ha aggiunto il nostro ministro degli esteri. La “dinamica”, come dice Gentiloni, sarà certamente “complicata”, ma, a quanto pare, il governo italiano sembra perfettamente allineato ai suoi partner europei sull’atteggiamento se non remissivo perlomeno attendista da tenere verso Erdogan. E allora perché mai Renzi dovrebbe andare a battere i pugni sul tavolo a Bruxelles se sulla Turchia siamo d’accordo con tutti gli altri?