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Renzi fa tappa a Salerno, anche il Pd campano è sempre più spaccato

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Rieccolo. Qualche settimana dopo la “discesa” a Napoli, Avellino e  Benevento, il camper bianco di Matteo Renzi torna in Campania. Questa volta, la carovana elettorale del sindaco “rottamatore” si spinge un po’ più giù, fino a Salerno, passando per Caserta. La tappa sembra essere di quelle estremamente delicate. Chi ci sosterrà Renzi, questa volta? Chi invece resterà fedele a Bersani? Diciamolo subito. Le variabili in gioco sono davvero molte.

Partiamo da Salerno. Qui, ad attendere il camper renziano, c'era Vincenzo De Luca, storico primo cittadino della città e sfidante di Stefano Caldoro alle ultime elezioni regionali. De Luca, a conti fatti, non sosterrà Renzi. Il Sindaco salernitano va considerato, infatti, un fedelissimo di Pierluigi Bersani. Proprio a Salerno il 28 Settembre scorso, Sindaco e segretario, dallo stesso palco, avevano suggellato una lunga e fedele alleanza, a suon di complimenti e attestati di stima. “C'è una regola dello statuto che dice che il segretario è anche il naturale candidato premier?" E allora? "Le regole per me valgono”, aveva detto dai microfoni il sindaco campano.

Tuttavia, De Luca non sta di certo mettendo i bastoni tra le ruote al sindaco toscano, complice la necessità di salvaguardare i fragili equilibri del partito in Campania. Del resto, lui stesso aveva confessato: "Provo molto disagio per questa storia delle primarie".

Intanto, anche a Salerno come a Napoli e Benevento, i comitati pro Renzi continuano a raccogliere adepti, anche se l’impressione è che la classe dirigente del partito sia tutta schierata con il segretario bolognese. E’ questo ad esempio il caso di Caserta, dove Renzi arriverà subito dopo aver parlato a Salerno, e prima di dirigersi a Roma negli studi di Saxa Rubra per la puntata di Domenica In. Qui il comitato a favore del candidato fiorentino, nato solo pochi giorni fa, è riuscito a raggranellare un buon numero di sostenitori. Tanti giovani, qualche militante storico ma nessun esponente di spicco.

Da Via Maielli, sede casertana del Partito Democratico, non si registrano reazioni ufficiali, anche se, sia il segretario provinciale Dario Abbate, che il deputato Stefano Graziano sono chiaramente indicati come sostenitori della “continuità bersaniana.” Stesso discorso per i consiglieri regionali Nicola Caputo e Lucia Esposito, schierati al fianco della segreteria del partito.

A Caserta, i comitati a sostegno di Matteo Renzi, hanno limitato il proprio raggio d’azione ad una propaganda mediatica consumatasi soprattutto su Facebook. A Salerno, qualcuno è passato invece all’attacco. E’ il caso di Paolo Russomondo, sindaco di Arena Lucana, che intervistato da alcune emittenti locali, non ha utilizzato troppi giri di parole: "Sono ad oggi - ha affermato- almeno centocinquanta gli amministratori di tutta la Provincia di Salerno che hanno aderito al nostro progetto. Votare Renzi significa non dare più carta bianca a persone che in questi anni hanno avuto la loro occasione di fare qualcosa di buono per il Paese e, invece, l'hanno sprecata”.

Un vero e proprio attacco al partito guidato da Bersani, che poi va avanti così: “Renzi si è formato dal basso e quindi conosce perfettamente quelle che sono le esigenze e i bisogni della gente comune e con la gente comune dialoga per un programma di condivisione e di crescita comune".

Insomma, la spaccatura (evidente) del Pd campano, non fa altro che riflettere quanto sta accadendo nel resto dello stivale. La vecchia classe dirigente del partito, schierata compatta a sostegno del Segretario nazionale, gli amministratori locali (non tutti) e i delusi dell’ultima ora, in campo a sostegno di Matteo Renzi. Da Napoli a Benevento, da Avellino a Caserta, la confusione regna sovrana. E Salerno, solida roccaforte Pd, rischia di vedere il partito sgretolarsi sotto i colpi della  guerra tra renziani e bersaniani.

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