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Renzi firma legge su omicidio stradale, fino a 18 anni di carcere

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Il premier Matteo Renzi ha firmato la legge sull'omicidio stradale. Renzi ha detto che la legge ha avuto "un percorso anche molto combattuto: non voglio sottolineare come sbagliate le altrui opinioni di chi diceva che c'erano pene troppo dure. Ma tutti devono riconoscere che fino a oggi erano assolutamente troppo morbide". Renzi ha parlato a Palazzo Chigi con i parenti delle vittime.

 

"Da domani  c'è da lavorare sempre più per rendere le strade sicure e perché la strage infinita non continui. Se questa legge servirà banalmente a educare a stare attenti e far capire che non ci si mette alla guida ubriachi o drogati e a capire che la vita è un valore, avremo reso l'Italia un paese più giusto e più degno. È atto di attenzione da parte del Paese", ha aggiunto il premier.

 

Ma si sentiva il bisogno di questa legge e soprattutto la soddisfazione di Renzi è fondata, tanto aver posto la questione di fiducia sul provvedimento? Secondo il senatore di Idea, Giovanardi, si tratta di un "obbrobrio sia dal punto di vista giuridico che dal punto di vista morale. Gran parte degli italiani infatti è convinta che le nuove norme serviranno a colpire severamente chi provoca vittime guidando ubriaco o drogato o a velocità folle".

 

"In realtà pene sino a 18 di carcere, uguali a quelle che colpiranno i pirati della strada, sono previste anche per chi guida con la massima prudenza ma può capitargli per fatalità di provocare un incidente mortale imboccando una strada contromano, o facendo inversione di marcia in prossimità di un dosso o di una intersezione stradale o di una curva o superando la mezzeria della strada".

 

"Dal momento che la legge uscirà sulla Gazzetta Ufficiale alla tragedia delle vittime della strada e dei loro famigliari, che non certo per merito di Renzi sono scese da 8000 morti all'anno dagli inizi degli anni 80 ai circa 3000 attuali, si aggiungeranno le tragedie di famiglie distrutte da pene carcerarie superiori a quelle che colpiscono stupratori e rapinatori", conclude Giovanardi.

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