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Renzi, le banche e il referendum

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Il teorema è questo: se vince il NO, il sistema bancario italiano corre un rischio sistemico. Il governo potrebbe cadere e a ramengo con l'esecutivo andrebbe anche il piano di ricapitalizzazione di Monte Paschi. Se il piano per MPS fallisse, finirebbe sull’orlo del precipizio anche la ricapitalizzazione di Unicredit, ben più sostanziosa in termini di miliardi di euro.

Ma questa teoria non sta in piedi per diverse ragioni. Renzi ha sicuramente commesso un grave errore legando il referendum al suo destino politico ma quello che interessa agli investitori non è tanto che fine farà il premier ma cosa farà l’Italia per risolvere la crisi del suo sistema bancario, 360 miliardi di crediti in sofferenza secondo i dati della Banca D’Italia dell’aprile scorso.

Insomma la vittoria del Sì al referendum non è condizione sufficiente a tranquillizzare gli investitori sul futuro del nostro Paese. Sono i fondamentali economici dell’Italia a preoccupare, non il voto dei prossimi giorni. Del resto i titoli bancari in Borsa non stanno precipitando, tanto più che nel caso di MPS il piano di ricapitalizzazione è tutto sul groppone delle garanzie dello Stato (nonostante si sia lasciato campo libero a JP Morgan pagandole 440 milioni di euro e rotti per il disturbo).

Insomma non si capisce in che modo il pasticcio costituzionale Renzi-Boschi-Verdini possa risolvere i problemi bancari del Paese o in che modo la Costituzione dei nostri Padri fondatori sia legata alla insicurezza del sistema creditizio. L’unica spiegazione è appunto che si voglia cavalcare la paura di una crisi finanziaria imminente per manipolare il libero voto degli italiani.

Oggi Renzi ha rassicurato tutti dicendo che “l’Italia è un paese solido e la questione bancaria sarà affrontata dopo il voto” del 4 dicembre. A questo punto abbiamo capito a cosa serviva il quadretto apocalittico dei giornaloni sulla corsa agli sportelli se vincesse il NO: ad aprire le porte al Renzi-pompiere che viene a dirci se resto io non ci sarà il diluvio.

Un gioco pericoloso, visto che già altre volte le speculazioni finanziarie internazionali (vedi spread) hanno influenzato la vita politica italiana. Un gioco patetico, visto che dopo mille giorni di governo il presidente del consiglio torna a spiegarci che ci penserà lui a risolvere i problemi delle banche italiane. Le solite promesse a cui non crede più nessuno.

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