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“Renzi non tiri troppo la corda, una crisi travolgerebbe anche lui”

"Se penso a quello che è accaduto in un solo anno...è incredibile, è come se ne avessi vissuti dieci". Il ministro delle riforme Gaetano Quagliariello saluta un 2013 di "grandi sconvolgimenti nel centrodestra e nel centrosinistra " e si prepara alla trattativa con Renzi sul patto di coalizione. Disposto a tutto, senza pregiudiziali, nemmeno sulle poltrone, "purché ci sia rispetto per quello che abbiamo fatto e per il coraggio che abbiamo dimostrato nella rottura con Berlusconi evitando all'Italia di finire in un baratro".

Ministro, Renzi vi mette fretta. "O si cambia o si muore". Il governo già di suo è piuttosto debole, salterà?

"Renzi ha ragione sull'accelerazione, dobbiamo passare alla fase delle scelte. Ma stiamo attenti a non disperdere quello che abbiamo conquistato governando in una fase difficilissima e che oggi è certificato dal dato "meno tasse" e fine della caduta del Pil".

Temete che Renzi, come spera Berlusconi, vi trascini alle elezioni a maggio?

"Stiamo vivendo un cambiamento epocale nella politica italiana. Se ci affacciassimo di nuovo su quel burrone che abbiamo sfiorato nel 2013 il vero rischio sarebbe quello di perdere tutti quanti. E con noi finirebbe uccisa nella culla questa stagione di rinnovamento, insieme a tutti i suoi protagonisti. Tutti, nessuno escluso".

Attenzione a paragonarvi a Renzi. Si arrabbia molto...

"Anche noi teniamo a non essere omologati. A ognuno il suo stile. Accettiamo la competizione e la sfida che Renzi ci lancia. Ma andrà giocata nelle elezioni del 2015, dopo che avremo fatto alcune cose essenziali per il paese".

Tra una settimana si aprirà questa benedetta discussione sul contratto di governo. Lei cosa si porta nella 24 ore?

"Dopo aver abolito il finanziamento pubblico  -  e il Parlamento può sempre anticipare l'entrata a regime della riforma  -  e iniziato il superamento delle province, ora ai nastri di partenza c'è un pacchetto di provvedimenti del governo che punta a tagliare ancora di più i costi della politica. Si tratta di abrogare enti inutili, di disciplinare in maniera stringente le municipalizzate e le società regionali. Gli enti devono essere solo quelli effettivamente utili e non quelli che servono alla politica".

E poi?

"C'è il capitolo delle riforme costituzionali. Visto che abbiamo davanti solo 15-18 mesi, è possibile fare una seria legge sul bicameralismo che trasformi la Camera in un'Assemblea nazionale, unica titolata a dare la fiducia al governo. La vicenda del decreto Salva-Roma dim ostra ampiam ente che una demo-crazia moderna non si può più permettere questo bicameralismo. E questa sarebbe anche la prima tappa per la revisione delTitolo V".

E l'abolizione del Senato? Renzi sostiene che il suo progetto è molto diverso da quello che lei aveva in mente. È così?

"Non so dove Renzi abbia coltivato questa suggestione. Io penso invece che possiamo essere d'accordo su quattro punti fermi: un Senato che sia camera dei territori e che non dà la fiducia, un luogo di compensazione fra legislazione nazionale e regionale, una camera con compiti di controlloe garanzia".

Renzi pensa tuttavia che i senatori non debbano più essere eletti...

"Da quel che ho capito vorrebbe un Senato composto solo da consiglieri regionali che vengono a Roma un paio di volte a settimana. Forse agli stessi costi esistono soluzioni migliori. Parliamone, non è una scelta ideologica".

Sulla legge elettorale la distanza è maggiore?

"Al di là delle schermaglie, noi e il leader del Pd abbiamo gli stessi obiettivi. Una legge per quanto possibile bipolare, che dia la massima garanzia di stabilità e che restituisca all'elettore la possibilità di scegliere".

Facile: il Mattarellum!

"Scherziamo? Quella legge poteva funzionare ai tempi della Cdl e dell'Ulivo. Ma con tre poli non dà alcuna garanzia di governabilità".

Non avete paura che Renzi si accordi con Grillo e Berlusconi e vi porti al voto con il Mattarellum?

"Lasciamo da parte gli slogan, passiamo ai testi scritti. Sono convinto che troveremo un'intesa di partenza tra noi, una bozza che dovrà essere ovviamente aperta al contributo delle forze di opposizione".

Il segretario Pd vuole parlare con tutti...

"Noi del Ncd non chiediamo un potere di veto, ma la fisiologia della politica impone di partire da un confronto interno ai partiti di maggioranza".

Veniamo al punto dolente, le poltrone. Molti nel Pd pensano che cinque ministeri a voi del Ncd siano troppi. Il confronto si farà anche su questo?

"È stato Renzi a dire di non voler sentir parlare di rimpasto. Non ha torto, nessun cittadino italiano ci perdonerebbe se litigassimo su questo. Noi pretendiamo una sola cosa: rispetto. Per quello che abbiamo fatto rompendo con Berlusconi, per il coraggio che abbiamo dimostrato evitando all'Italia di sfracellarsi con una crisi al buio. Se ci rispettano si può discutere di tutto, nessuno di noi è legato alla poltrona. L'unica cosa a cui siamo abbarbicati sono le sorti dell'Italia".

(Tratto da Repubblica, intervista di Francesco Bei)

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