Repubblica, Berlusconi e “la vita degli altri”

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Repubblica, Berlusconi e “la vita degli altri”

22 Luglio 2009

"Lo ha negato ostinatamente, ha evocato trame oscure e complotti assassini, ma Silvio Berlusconi sapeva che Patrizia fosse una prostituta perché i patti prevedevano che dovesse pagarla". Inizia così l’ultima fatica di Giuseppe D’Avanzo su Repubblica di oggi. Business as usual per il quotidiano di Ezio Mauro: storie di letti, sesso spiato, nastri rubati e via elencando. Questa volta però i conti non tornano…

E se ne è accorto per primo (e paradossalmente) il Times di Londra, il quotidiano che fino a oggi si era abbeverato, fino a inebriarsene, delle storie porno di Largo Fochetti. Parlando dei nastri registrati da Patrizia D’Addario e pubblicati da Repubblica e dall’Espresso, il Times oggi osserva: "Dalla pistola esce più fumo che pallottole, i nastri infatti confermano la posizione del Primo Ministro, secondo cui , sesso o non sesso, lui non ha mai pagato per quelle prestazioni".

In effetti sembra che a D’Avanzo e compagnia sia sfuggita la parte più rilevante della conversazione tra Patrizia e il suo "manager" Giampi, dove questi le dice:  "Lui non ti prende come una escort, capito? Lui ti prende come un’amica mia, che ho portato…". Riceve dunque una conferma esattamente il contrario di ciò che Repubblica sostiene di aver ormai inoppugnabilmente dimostrato.

Tanto che il Times è costretto ad osservare: "Il Primo Ministro si può difficilemente definire sull’orlo del baratro se il massimo che Repubblica può segnalare come effetto politico è il calo di due punti della sua popolarità appena sotto il 50 per cento" (sempre che questi sondaggi siano attendibili).

In trincea con Repubblica resta ormai solo The Guardian che oggi pargona l’Italia alla Germania Est per il fatto che nei telegiornali si è data scarsa eco ai nastri della D’Addario: "In Italia c’è un’emergenza informazione tipica dei regimi totalitari", scrive il quotidano inglese.

Saremmo tentati di dargli ragione, ma per ragioni opposte. Chi ha visto il bellissimo film di Florian Henckel von Donnersmark,  "La vita degli altri" sa che nella Germania Est era proprio l’abitudine di controllare e spiare "la vita degli altri" il tratto saliente del totalitarismo comunista.