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Repubblica e le mogli afflitte

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La Repubblica si sta specializzando in un nuovo genere giornalistico, le lettere delle mogli afflitte. Taglio alto e foto per la moglie dell’ex premier, taglio basso senza foto per la moglie del portavoce. Dopo Veronica Lario in cerca di pubbliche scuse, oggi Repubblica accoglie Livia Aymonino, moglie di Silvio Sircana, che nega privati perdoni.

La lettera è piena di indignazione e di orgoglio. Gronda di senso d’appartenenza alla elite politico- culturale del paese, fatta di famiglie protettive, di amicizie forti, di belle carriere, di passioni etiche, ottime letture e buoni sentimenti. Il tutto condito da una forte vocazione pedagogica per “le generazioni future”, e per“gli uomini e le donne di domani”.

Livia Aymonino è “dritta” davanti al male del mondo, inconcussa dalla paura, pronta a “imparare” e “perdonare”.

Rimprovera aspramente i “professionisti della bugia” e tutti quelli che hanno alzato “onde di fango”.

Aymonino è una professionista della comunicazione e la sua lettera vibra delle note giuste, non eccede,  non strafà. Solo una svista ci permettiamo di segnalarle: quando parlando di sé e di Silvio, dice: “siamo degli inermi”.

Gli “inermi”, signora Aymonino, sono altri. Non quelli che possono contare su una casa editrice che acquista le foto dello scandalo per centomila euro; e neppure quelli per i quali il garante della Privacy improvvisa leggi e divieti su misura. Agli inermi non serve il solitario coraggio del direttore di un giornale per essere messi alla gogna: su di loro accorrono tutti fin dall’inizio e nessuno se ne lamenta.

Gli inermi non hanno la prima pagina di Repubblica per quello splendido ritratto di famiglia che ella, signora Aymonino, ha così finemente tratteggiato.

Gli inermi su quella prima pagina ci finiscono loro malgrado.


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