Sogno o son destro

Resistere, resistere, resistere

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La finestra del voto a settembre è ormai sigillata e Salvini, contro il parere dei più, non ha messo il governo in crisi. Per molti è stato un errore, che potrebbe rivelarsi fatale così come quello compiuto da Renzi allorquando, all’indomani del suo trionfo europeo, non si adoperò perché il Parlamento fosse sciolto.

Può anche darsi che sia così, ma ci permettiamo di far notare che la condizione nella quale si trova il Matteo di oggi non è proprio la stessa nella quale si era venuto a trovare il Matteo di ieri, e ciò per differenti ragioni.

I tempi in politica si sono accelerati tantissimo ma è un fatto che un voto di cambiamento oggi, a differenza di ieri, presenta poche alternative all’orizzonte. Nell’era precedente, una parte di quel 41% che aveva scelto Renzi alle elezioni europee, se deluso, avrebbe potuto indirizzarsi verso il Movimento 5 Stelle o la Lega. Oggi chi si è affidato a Salvini ha alternative meno allettanti: il Pd è più di sinistra e cardine di un’alternativa di governo illusoria, i grillini in crisi nera, i partiti di centrodestra incerti sulla direzione da prendere.

Insomma: tutto fa pensare che l’onda leghista non si ritragga, almeno fino alla prossima finestra utile per andare a votare. Il combinato disposto della crisi di grillini e forzisti potrebbe inoltre consentire alla Lega di continuare a lucrare in termini di consenso senza nemmeno assumersi la responsabilità di una conclusione anticipata della legislatura. Quest’ultima poterebbe infatti volgere al desio assai presto e perire di morte naturale, per consunzione di una delle forze che compongono l’attuale governo. Infine, tra qualche mese diventerà effettiva la riforma costituzionale che riduce il numero dei parlamentari, giunta all’ultimo miglio. Le soglie da superare per eleggere rappresentanti in Parlamento (soprattutto al Senato) si alzeranno e la Lega potrà accarezzare la speranza di raggiungere la maggioranza da sola o, al più, con il concorso di alleati di centrodestra ridotti a poco più di un gramo “diritto di tribuna”.

Insomma: forse avranno ragione quelli che ritengono imprudente e rischiosa la scelta di Salvini, ma a noi sembra che sia comunque sostenuta da qualche buona ragione. Tale scelta, piuttosto, pone qualche problema alle altre forze politiche e in particolare ai potenziali alleati di centrodestra. Per grazia ricevuta essi hanno tuttavia del tempo a disposizione. Decideranno di sprecarlo coltivando piccoli interessi di bottega e gli interessi di cerchi e cerchietti che ormai di magico non hanno nemmeno il più lontano ricordo? O proveranno ad aggregare una proposta che nei contenuti incalzi Salvini sul versante delle libertà (alle quali il Nostro appare sommamente disinteressato), che tolga spazio a progetti neo-centristi e che provi a imporre un’alleanza di centrodestra con l’ambizione di farvi parte non soltanto nel ruolo delle comparse?

Qualcosa in questa direzione pare muoversi. Toti sembra aver mollato gli ormeggi e finito di farsi consumare in un insensato balletto interno sulle regole. La Meloni ha evocato un’apertura rinviando la proposta ai giorni di Atreju. Quanto invece al piccolo villaggio edificato al di fuori dei partiti tradizionali, nel quale da tempo si invoca il bisogno di una nuova forza liberal-conservatrice in grado di limitare la Lega e rilanciare il centrodestra oltre gli orrori del governo giallo-verde, a questa agguerrita minoranza creativa che non rinuncia al sogno maggioritario non resta per ora che appropriarsi di un grido di guerra, rimasto di recente orfano di un autorevole interprete: “Resistere, resistere, resistere”.

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