Respingimenti. La Russa si scusa ma non cede, lo paragonano a Pol Pot
17 Maggio 2009
di Redazione
Ieri il ministro La Russa, che in queste ore è a Tripoli per fare il punto con il governo libico sulle operazioni di rimpatrio dei clandestini fermati in mare dalle unità di pattugliamento italiane, aveva duramente attaccato il ruolo dell’Alto Commissariato Onu per i rifugiati, critico con la politica italiana dei "respingimenti". La Russa aveva detto dell’Unhcr "non vale un fico secco finché la stampa non decide che vale qualche cosa", facendo riferimento alla portavoce onusiana dell’organizzazione, la comunista Laura Boldrini.
Le reazioni all’attacco del ministro non si sono fatte attendere. "Frasi insolenti", secondo Amnesty,"Non si può rispondere alle questioni sollevate dall’Onu con tanta superficialità e arroganza", il parere di Andrea Olivero, il presidente delle Acli. Filippo Miraglia dell’Arci ha paragonato il titolare della Difesa a Pol Pot. Di Pietro: "Anche nel Ventennio tutte le organizzazioni non contavano un fico secco". E il segretario di Rifondazione, Ferrero: "La Russa è un fascista arrogante e maleducato: dopo frasi così ingiuriose e offensive, ha solo due strade: chiedere immediatamente e pubblicamente scusa alla Boldrini e all’Onu oppure dimettersi da ministro della Repubblica".
Oggi La Russa ha chiarito: "Non ho niente contro la signora Boldrini, non la conosco, non mi permetterei di offendere e se si è sentita offesa me ne dispiace", ma il suo giudizio sui risultati delle ultime operazioni condotte in mare grazie all’accordo italo-libico non sono cambiate. L’invito rivolto al Commissariato Onu per i rifugiati è quindi quello di non stigmatizzare come "inumane" e "non umanitarie" le azioni dei nostri marinai: "è molto più corretto riaccompagnare nel porto più sicuro e più vicino gli immigrati – spiega La Russa – piuttosto che costringerli a un lungo percorso verso l’Italia, a un restringimento nei Cie, dove la loro libertà viene limitata e dove poi al termine del periodo vengono identificati ed espulsi dall’Italia".
La Russa è a Tripoli per la iniziativa "5+5", il foro di cooperazione nella politica di difesa e sicurezza a cui partecipano dieci paesi europei ed africani che si affacciano sul Mediterraneo (Italia, Spagna, Francia, Portogallo e Malta; Mauritania, Marocco, Algeria, Tunisia e Libia). Il ministro ha speso parole di elogio per "il nuovo rapporto di grande amicizia tra Italia e Libia, la soddisfazione per la possibilità che prima non c’era di utilizzare i porti libici per riaccompagnare i migranti che vengono intercettati nelle acque extraterritoriali e del possibile incremento dei rapporti tra l’industria militare italiana e la Libia. In sostanza, del desiderio reciproco di accrescere le nostre relazioni in più campi".
E rispetto ai flussi migratori: "la situazione che deve affrontare un Paese come la Libia è pesante, forse ancora più che per noi, perchè in Libia ci sono tra un milione e due milioni di stranieri. E quindi anche loro, più di noi, sperano in un innalzamento del livello del confronto non solo con l’Italia, ma tra l’Unione Europea e l’Unione Africana. Io sono perfettamente d’accordo: quella è la strada per affrontare in maniera seria il problema del controllo dell’immigrazione".
