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Restrizioni (per ora) soft, assalto all’autonomia delle Regioni: il doppio binario della proroga dell’emergenza

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Una frenata sulla durezza delle misure restrittive, un’accelerata sul commissariamento di fatto delle Regioni. A giudicare dalle bozze in circolazione, sembra viaggiare su questo doppio binario il decreto che nelle prossime ore verrà discusso dal Consiglio dei ministri per prorogare al 31 gennaio 2021 lo stato di emergenza.

Rispetto alle indiscrezioni circolate con insistenza nei giorni scorsi, è stata smentita l’ipotesi del “coprifuoco” per bar e ristoranti, ai quali il governo aveva pensato di imporre indiscriminatamente limitazioni orarie. E, anche rispetto all’obbligo di uso della mascherina all’aperto, il testo sembrerebbe presentate qualche parametro “attenuante”: la possibilità di imporre l’utilizzo del dispositivo circoscritta ai casi in cui ci si trovi “in prossimità di altre persone non conviventi”, e il lasciapassare per chi sia intento a compiere non solo attività sportiva ma anche semplicemente “motoria”.

Quest’ultima previsione in realtà era già contenuta nell’ordinanza emanata qualche giorno fa dalla Regione Lazio, e sembrerebbe aver dato adito a non pochi problemi interpretativi. In teoria, la norma non dovrebbe consentire rilievi e sanzioni a chi sia semplicemente intento a camminare. In pratica, l’obiezione non sempre è stata accolta dal personale intento ai controlli. Eppure il concetto di attività motoria non dovrebbe prestarsi a grossi equivoci: speriamo che ora non ricominci la camurria già vista con la definizione di “congiunti”, con le corsette intorno all’isolato e via di queste amenità…

Assai controversa è invece la disposizione con la quale il governo intende limitare la facoltà delle Regioni di assumere decisioni autonome in base alle situazioni locali – se non in senso restrittivo – senza dover sottostare a norme livellate per tutto il territorio nazionale. Controversa per due ragioni: perché l’Italia non è un monolite e contesti differenti impongono regole differenti; e perché l’autonomia delle regioni nella gestione dell’emergenza Covid si era imposta come necessità al termine del lockdown per l’incapacità oggettiva del governo di gestire la delicata fase delle riaperture. Cosa fa pensare che oggi in mano all’esecutivo le cose andrebbero meglio?

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