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Rettifica dell’ambasciatore Shestakov all’articolo di Cesare Proserpio

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Gentile Signor Direttore,

Le scrivo in merito all’ennesimo articolo di Cesare Proserpio dedicato alla Repubblica di Belarus apparso su “l’Occidentale” il 9 settembre u.s.

Innanzitutto vorrei notare che una retorica oltraggiosa e offensiva di cui immancabilmente si caratterizzano gli scritti del citato autore relativi al mio Paese sicuramente non è all’altezza di una testata che, come quella da Lei diretta, voglia essere rappresentativa di una fabbrica del pensiero moderno ed europeo, quale la Fondazione Magna Carta. Altrimenti sarei costretto a constatare che purtroppo, anziché entrare, a livello della comprensione delle realtà internazionali, nel XXI Secolo, certi autori fossero ancora intrappolati nei paradigmi ideologici propri della guerra fredda.

Per quanto riguarda il tema dell’articolo, cioè l’ampliamento del mandato delle Forze collettive della reazione operativa dell’Organizzazione del Trattato per la sicurezza collettiva (OTSC), di cui, tra l’altro, la Repubblica di Belarus attualmente mantiene la presidenza, sono certo che persino un’analisi più basilare di vari comunicati stampa diffusi prima e dopo il recente vertice informale dell’OTSC ad Astana, nonché quelli successivi, ad esempio in occasione di un incontro a Minsk il 30 agosto u.s. tra il Presidente della Repubblica di Belarus e il Segretario Generale dell’OTSC, farebbe capire come fuorviante e ingannevole fosse ogni asserzione del sig. Proserpio circa la presunta matrice bielorussa dell’argomento, la cosiddetta “riedizione di Praga e Budapest” ecc.

Cercando invece di essere un po’ più attenti ai temi di sicurezza nell’area delle responsabilità OTSC si capisce presto come a fianco di minacce di invasione da formazioni terroristiche straniere di alcuni Paesi centroasiatici membri dell’OTSC sussistano anche quelle nascenti da attività di alcune organizzazioni fondamentaliste all’interno di quei paesi, promosse, se non gestite, dall’estero.

Rivolgendo lo sguardo alla situazione interna nella Repubblica di Belarus, direi che sarebbe più opportuno, per l’autore, innanzitutto capire il perché del fallimento delle proprie previsioni del 21 maggio u.s. quando il signor Proserpio prometteva ai lettori de “l’Occidentale” che il crollo bielorusso fosse soltanto una questione di giorni, “basta una piccola spinta”. Da allora ce n’erano tante di quelle spinte, piccole e non, ma sinora il mio Paese continua ad andar avanti, deciso come prima a superare le momentanee difficoltà nel settore finanziario.

Nel concludere, Le sarei assai grato, gentile Signor Direttore, se volesse pubblicare la presente lettera sul suo sito e, nel futuro, favorire un atteggiamento più imparziale di alcuni suoi autori verso il Paese che ho l’onore di rappresentare in Italia.

Mentre l’Ambasciata bielorussa a Roma rimane disponibile per un dialogo sincero e reciprocamente rispettoso con “l’Occidentale” e la Fondazione Magna Carta in generale, sono convinto che da una tale impostazione, e non da quella di offese gratuite e previsioni sbagliate, guadagnerebbe innanzitutto l’interesse generale di una migliore comprensione dei processi internazionali da parte della comunità degli esperti in Italia.

Con i distinti saluti,

Evgeny Shestakov

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