Home News Riesplode la guerra del terrore. Oltre cento morti a Mumbai

Attacco al cuore dell'India

Riesplode la guerra del terrore. Oltre cento morti a Mumbai

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Polvere e chiazze di sangue, vetri e carcasse d'automobile. La facciata del celebre Taj Mahal in fiamme. Le immagini che giungono dalle strade di Mumbai, capitale turistica ed economica dell'India, sembrano quelle di una città in guerra. Una guerra asimmetrica, non dichiarata. Ad aprire il fuoco, nel mezzo di un tranquillo mercoledì sera, è una task force del terrore armata di mitragliatrici e lanciagranate: secondo la tv indiana Ndtv, i terroristi sarebbero almeno 200. Nel mirino stazioni ferroviarie, alberghi di lusso – Taj, Tridend, e Oberoi – e luoghi di ritrovo: Sourav Mishra, collaboratrice della Reuters, ha assistito ad una sparatoria al Cafe Leopold. I primi dati forniti dal governo parlano di 80 morti e più di 250 feriti. Oltre 40 gli ostaggi: tra loro, bloccata all'hotel Oberoi, anche una donna italiana con la figlia di sei mesi.

Mentre le vie della città sono in preda al caos di ambulanze e mezzi di polizia, i media danno conto dei primi comunicati ufficiali e dei racconti dei testimoni. Tutto è cominciato con una serie impressionante di esplosioni e sparatorie in simultanea: un attacco in forza, preparato nei dettagli. L'azione più eclatante si è verificata nella hall della stazione ferroviaria Chhatrapati Shivaji Terminal: secondo numerosi testimoni, terroristi armati hanno cominciato a lanciare granate sulla folla. Tra le prime vittime accertate figura Hemant Karkare, il capo dell'unità anti-terrorismo della città di Mumbai.

Se l'attacco alla stazione ferroviaria era finalizzato alla strage, con i blitz negli alberghi di lusso gli attentatori hanno cercato (e trovato) decine di ostaggi. Tra gli edifici presi di mira, anche l'hotel Taj Mahal: Rakesh Patel, uomo d'affari londinese e testimone dell'incursione avvenuta alle 22.30 ora locale, ha raccontato al "Times of India" di aver visto due giovani assaltatori prendere in ostaggio 15 persone sul tetto dell'hotel. Secondo Patel, l'interesse dei terroristi era volto ad ostaggi di origine britannica o americana: una tesi confermata da un altro britannico, Alex Chamberlain, ospite dell'hotel Oberoi. Chamberlain ha raccontato a "Sky News" di aver assistito al rilascio di un cittadino italiano: "Parlavano specificatamente di britannici e americani" racconta il testimone, "c'era un italiano, gli hanno detto: 'Da dove vieni?' e lui ha risposto: 'Dall'Italia'. 'Bene' gli hanno detto, e lo hanno lasciato andare".

Tra gli ostaggi dei terroristi, nello stesso hotel Oberoi, figura un'italiana con la figlia di pochi mesi: è la moglie del cuoco di un ristorante italiano. Il marito, secondo quanto riportato da "Repubblica.it", ha rassicurato sulle sue condizioni: "Sta bene e la bambina è tranquilla". Ma altri italiani, secondo la Farnesina, potrebbero essere prigionieri: i connazionali presenti a Mumbai sono circa 200, alcuni di loro già in contatto con le autorità consolari. Un comunicato della Farnesina ha reso noto che "il Ministro degli Esteri, Franco Frattini, segue costantemente, in contatto con l'Unita di Crisi, l'evolversi della situazione in Thailandia". Il ministero, continua il comunicato, "continua a monitorare attentamente gli sviluppi valutando, in stretto collegamento con l'Ambasciata, eventuali ulteriori iniziative di assistenza".

Il governo indiano, intanto, ha scelto la via della fermezza. Dopo aver fatto il punto della situazione, quanto mai caotica, l'ATS (Anti-Terrorism Squad) ha fatto incursione negli alberghi occupati dai terroristi. Negli scontri con il commando del Taj, che ha risposto con il lancio di granate dal tetto dell'hotel, due terroristi sono rimasti uccisi. A seguito del blitz, 50 persone sono state tratte in salvo: i pompieri sono poi intervenuti per spegnere le fiamme. I primi dati forniti dal ministero dell'Interno parlano di 4 terroristi uccisi e di 9 arrestati nel corso delle prime operazioni di polizia. In contemporanea alle incursioni antiterroristiche, in Tv è apparso il premier Vilasrao Deshmukh per spiegare che cinque colonne dell'esercito – con 200 commando speciali – sono stati inviati a Mumbai e i siti colpiti dagli estremisti sarebbero stati almeno 10, tra cui i 3 alberghi.

Puntuale – per la precisione, ad attacchi ancora in corso – è giunta la rivendicazione della strage. Secondo "Times of India", che cita e-mail ricevute dai principali organi d'informazione del Paese, responsabile degli attacchi sarebbe il gruppo terroristico islamico Deccan Mujahiddin. Scettici di fronte a un'organizzazione poco conosciuta, alcuni analisti puntano però il dito contro i militanti dei Lashkar-e-Taiba. Ma per fare chiarezza sulla reale dinamica degli attacchi, sul progetto e sull'identità dei mandanti serviranno indagini approfondite. L'ultimo attacco terroristico in terra indiana risale allo scorso 30 ottobre: ad essere attaccata fu la regione di Assam, colpita da un undici bombe rivendicate in seguito dall'Islamic Security Force-Indian.

Forti e tempestive le reazioni internazionali. Il Dipartimento di Stato americano ha condannato duramente gli attacchi ed ha espresso solidarietà ai parenti delle vittime, mentre il presidente eletto Barack Obama ha sottolineato la necessità di "sradicare e distruggere le reti terroristiche". Nel comunicato ufficiale, letto dalla portavoce Brooke Anderson, Obama ha poi espresso vicinanza "con il pensiero e le preghiere" alle vittime, ai loro parenti e a tutti gli indiani. Parole di condanna sono giunte anche dal Vecchio Continente, dalla Gran Bretagna – David Miliband, ministro degli Esteri, ha rinnovato l'impegno alla lotta congiunta contro il terrorismo – all'Italia e alla Francia. Il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon, infine, ha chiesto che "chi ha perpetrato questi atti venga portato rapidamente davanti alla giustizia".

Articolo chiuso alle ore 1.30

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3 COMMENTS

  1. Questo messaggio è per te, Obama.
    Il terrorismo fondamentalista di matrice islamica (senza generalizzare a tutti i musulmani) ha bussato alla tua porta, Obama, nuovo presidente degli stati uniti d’america.
    A loro non è piaciuta la risposta di Obama, ed hanno promesso l’inferno in terra.
    Ed ecco l’inferno, è arrivato.
    Niente male come prima prova.
    Ma ora, devi rispondere Obama:
    con questa gente non si scende a compromessi.
    Avresti già dovuto rispondere alle loro minacce, ed il tuo silenzio è stato male interpretato da questi folli assassini che lo hanno creduto come un segnale di debolezza.
    Ma tu non sei un debole, Obama.
    Dimostralo.
    Tuo, Gustavo.
    Varese
    Italia
    Europa
    Occidente

  2. attacco all’India
    vorrei ricordare che questo è un attacco all’India, una grande nazione e una grande democrazia, e come ha detto il premier indiano è un attacco terroristico sostenuto dall’esterno. Occorre quindi prima di tutto porgere la nostra solidarietà al governo indiano anche perché non dobbiamo dimenticare che la maggior parte dei morti sono indiani. Chi ha destabilizzato il Pakistan ha forti responsabilità in questo attacco.

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