Riforma dei servizi pubblici locali. Nella notte l’ok dalle Commissioni
14 Luglio 2008
di Redazione
Via libera alla riforma dei servizi pubblici locali. Dopo anni di attese, rinvii e ripensamenti, arriva in piena notte l’ok delle commissioni Bilancio e Finanze della Camera. A passare l’esame parlamentare è una versione corretta del testo inserito nel decreto legge sulla manovra dal governo. E tra le modifiche spunta un ampliamento sul fronte delle deroghe concesse per gli affidamenti. Capitolo, quest’ultimo, che finisce nel mirino degli attacchi del Partito democratico. L’ex ministro Linda Lanzillotta annuncia il voto contrario dei democratici e accusa: "Così il lavoro è vanificato".
Con lei Bruno Tabacci (Udc): "Si va nella direzione opposta a quella annunciata. Si torna all’antico".
Unanime l’opposizione critica il metodo oltre che il merito criticando i tempi "troppo stretti" per l’esame del testo. Il governo comunque non è rimasto "sordo" ai richiami: il sottosegretario all’Economia Giuseppe Vegas ha spiegato infatti di "capire le obiezioni ma anche di essere convinto che l’ultima versione del testo è in grado di superarle grazie a un prezioso lavoro di cesellatura". Poi certo, forse la "normativa non è completamente esaustiva e qualche precisazione potrà essere trattata nel disegno di legge".
Così la Camera ha dato il via libera da altre dua misure: la più significativa è quella che stanzia cinquecento milioni di euro per cercare di tamponare la crisi di liquidità della capitale e affida al sindaco Gianni Alemanno poteri commissariali. Ad essere restate al palo invece sono le misure sui tagli: il ministro dell’Economia Giulio Tremonti annuncia infatti che per la riduzione delle tasse occorre aspettare il federalismo fiscale in autunno.
"Il governo – assicura il Guardasigilli Angelino Alfano – è intanto pronto a rimettere mano alle norme che davano una sforbiciata agli stipendi delle toghe" insieme a quelli di professori e ricercatori universitari, dirigenti delle forze dell’ordine e ufficiali delle forze armate. Un emendamento a firma dell’Esecutivo blocca infatti le busta paga per 12 mesi, anziché come previsto originariamente rendere triennali gli scatti di anzianità.
