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Riforma Rai, quel pasticciaccio brutto di viale Mazzini

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Via alla Rai-fondazione. Il Governo ha approvato oggi nel corso del Consiglio dei Ministri con voto unanime il progetto di legge presentato dal ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni, per riformare il sistema di governance della tv di Stato. Quindi tutto è andato come previsto. O quasi, visto che ancora alcune fibrillazioni rimangono. In particolare vengono dal ministro Mastella che appena uscito dal Consiglio dei Ministri ha voluto chiarire il suo voto favorevole spiegando che è stato espresso a patto che il pdl sia “aperto ad apporti, correttivi parlamentari”. Ed infatti adesso la battaglia si trasferisce  in Parlamento dove con tutta probabilità il provvedimento dovrebbe mettere la freccia ed avere la precedenza rispetto a tutti gli altri disegni di legge. Un segnale ben preciso e di non poco conto visto che questo porterebbe a mettere in secondo piano provvedimenti, quali il conflitto d’interesse, su cui la maggioranza fino ad ora si era impegnata tanto. Addirittura al costo di un durissimo braccio di ferro con l’opposizione.

Un’accelerata, quindi, a favore del pdl Governance Rai che non può non essere messa in relazione con tutto quello che sta accadendo intorno a viale Mazzini e precisamente nel CdA. Come d’altro canto anche lo stesso Gentiloni uscendo dal CdM ha confermato: “Abbiamo accelerato i tempi di presentazione del ddl di riforma per la situazione di difficoltà che si è determinata in Rai”. Nessuna casualità, quindi. Ma a far pensare è anche un’altra logica che sottenderebbe la presentazione del pdl e cioè quella di giustificare, o legittimare, la rimozione del consigliere del CdA, Angelo Maria Petroni, alla luce del varo del provvedimento stesso. In sostanza una sorta di santificazione, o meglio di alibi, delle mosse di Palazzo Chigi e del Ministero dell’Economia. La revoca di Petroni simbolo del nuovo sistema di governance della Rai. Da qui, quindi,  l’accelerazione. Una ricostruzione che, però, tiene in parte visto che per quanto si possa approvare velocemente il provvedimento, e molti dubitano, conti alla mano il varo definitivo della nuova normativa potrebbe avvenire solo a gennaio del 2008. Se tutto filasse liscio e con l’aria che tira al Senato i timori ci sono tutti. Mentre la revoca per Petroni sarebbe operativa già verso luglio.

Si determinerebbe così, per ben cinque mesi, una situazione in cui la Rai, ed in particolare il CdA, rimarrebbero in balia di un presidente, di un direttore generale e di una maggioranza tutti dello stesso colore. Un caso più unico che raro in una democrazia moderna. Altro che occupazione della Rai da parte dell’Unione e del Governo. Calcoli a parte entrando nel merito del provvedimento le novità previste sono numerose. E non tutte positive, come da giorni si ripete. Il testo presentato dal Gentiloni prevede la costituzione di una fondazione che diverrà proprietaria della Rai Spa. Fondazione composta da un consiglio di undici membri eletti secondo quest’ordine: quattro consiglieri dalla Commissione Vigilanza a maggioranza di due terzi; due nominati dalla Conferenza permanente Stato- Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano; uno dal Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro, dal Consiglio nazionale dei consumatori e degli utenti, dall’Accademia nazionale dei Lincei, dalla Conferenza dei rettori delle Università italiane. Mentre l’ultimo consigliere eletto dai dipendenti di Rai Spa e dalle società controllate da questa. Un vero spezzatino di nomine che rischia di ingessare ancor di più l’Azienda. A guidare la fondazione un presidente nominato dallo stesso consiglio. Sul versante aziendale ci sarà un CdA formato da cinque membri compreso l’amministratore delegato che saranno tutti nominati dalla stessa fondazione. In totale sedici membri, sedici nuovi posti su cui naturalmente la politica litigherà e che cercherà di spartirsi. Politica che per ora commenta il testo dividendosi tra i due schieramenti. Dal un lato Mario Landolfi, presidente della Commissione Vigilanza Rai, che esprime un giudizio “tutt’altro che positivo”. Perché per l’esponente di An “rispetto all’obiettivo che si propone, i partiti escono dalla porta e rientrano dalla finestra”. Mentre il ministro Gentiloni da giorni continua a ripetere: “Dare alla Rai maggiore autonomia; metterla in condizione di decidere del futuro, creare le condizioni per differenza tv pubblica da commerciale”. Come si dice, convinto lui. 

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