Riforma Senato, minoranza Pd e 5 stelle ammiccano
08 Aprile 2014
di Redazione
Nel Pd è scontro sulla riforma del Senato dopo che Vannino Chiti ha presentato un disegno di legge che vorrebbe elettiva la futura camera delle autonomie e dei territori, contrariamente a ciò che si legge nel disegno di legge costituzionale proposto dal Governo. Così, i renziani escono allo scoperto per difendere l’impianto del testo passato in Cdm, tanto più che l’iniziativa di Chiti sembre raccogliere consensi anche nel Movimento 5 Stelle.
Il senatore Latorre lancia un appello: Chiti ritiri la sua proposta, si limiti a degli emendamenti". Idea sposta dal renziano Marcucci che spiega "il confronto è aperto" ma sulla non eleggibilità dei senatori non si discute. "C’è la disponibilità a lavorare sulla composizione e il rapporto con il territorio, anche delle singole regioni, per avere una migliore rappresentatività, e anche a discutere sulle funzioni del futuro Senato", non sulla elezione dei senatori.
"Noi lavoriamo perché ci sia un voto sul ddl costituzionale entro il 25 maggio. Ci sarà comunque un’altra assemblea", commenta il capogruppo del Pd al Senato, Zanda, dopo la riunione dei senatori democratici per fare il punto sull’iter delle riforme. Anche per Zanda il testo del governo sul senato si può emendare, ma la Camera Alta dovrà restare non elettiva.
Tra i firmatari del ddl Chiti c’è il senatore Felice Casson, che difende la dialettica all’interno del partitop e nel parlamento e suggerisce: "Il nostro disegno di legge ha raccolto diverse posizioni favorevoli", sia a destra che a sinistra, nel centro dello spettro politico come tra i 5 stelle. Da M5S fanno sapere che il ddl Chiti ricalca le proposte fatte a suo tempo dai grillini, ma che in ogni caso la discussione avverrà in Rete con i "cittadini".
L’impressione è che difficilmente, tra riunioni già annunciate in settimana, Chiti che si è messo di traverso, prese di posizione varie, si riuscirà a far arrivare il ddl costituzionale in tempo per il 25 maggio. Un nuovo ritardo e una nuova grana per Renzi.
