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“Riforme, ecco il piano per salvare l’intesa”

Senatore Gaetano Quagliariello, per il premier Matteo Renzi le riforme sono a un passo dal traguardo. Ottimismo da campagna elettorale o c’è qualcosa di concreto?

«Invece di concentrarci sul braccio di ferro tra i sostenitori e i detrattori del Senato elettivo, dovremmo chiederci piuttosto perché la riforma della Camera alta vada fatta contestualmente alla modifica del titolo V».

Ecco, ci dica lei.

«Quando, nel 2001, il centrosinistra modificò quella parte della Costituzione, vennero attribuite alle Regioni competenze che non hanno nemmeno i Länder della Repubblica federale tedesca. Non solo: ci si dimenticò di creare un luogo dove i legislatori - Parlamento e Regione - si potessero confrontare. Ne è nato un caos totale, con un contenzioso tra enti locali e Stato centrale che ancora tutt’oggi rappresenta uno dei principali costi per la politica».

E la sua proposta di nuovo Senato eliminerà o almeno ridurrà il caos?

«La mediazione che il Ncd propone tiene conto di due aspetti: il Senato deve essere cinghia di trasmissione tra Stato centrale ed enti locali ma deve anche avere un contatto con la sovranità popolare, visto che a Palazzo Madama si affida il compito di revisione della Costituzione. E poiché non si è mai visto che la Carta fondamentale venga rivista da semplici rappresentanti di enti, ne consegue che i senatori devono avere un contatto diretto con la sovranità popolare».

Quindi, i cittadini eleggeranno i senatori o no?

«Andiamo con ordine. Il nuovo Senato sarà nominato subito dai consigli regionali e poi rinnovato insieme all'elezione di questi ultimi, ridotti in proporzione. L’elettore avrà una lista da cui scegliere i consiglieri regionali e un listino collegato con 3-4 nomi di candidati che possono aspirare al Senato. In questo modo è garantito il contatto con la sovranità popolare».

Quanti saranno i nuovi senatori?

«Con la nostra proposta circa 160-170».

Renzi voleva inizialmente una Camera alta costituita essenzialmente di sindaci. Lei ora li abolisce?

«Il loro numero sarà molto ridotto, perché se il Senato funziona da camera di compensazione tra legislatori, che cosa c’entrano i sindaci che esercitano una funzione amministrativa? La loro rappresentanza, nell’idea di nuovo Senato, sarà secondaria».

Via anche i 21 membri nominati dal capo dello Stato?

«Anche loro non hanno nulla a che fare con il ruolo che si vuole assegnare al nuovo Senato».

Sta smontando il progetto di Renzi. Ora spieghi: chi va a Palazzo Madama avrà un’indennità o sarà a costo zero, come vuole il premier?

«Nel momento in cui si stabilisce che dipendono dagli enti, saranno gli enti stessi a decidere. Ma non credo che comprimere i costi della politica sia l’unica e nemmeno la vera soluzione. Procedendo in questo modo, allora tanto vale chiudere il Parlamento, così il risparmio è totale».

Però siamo in campagna elettorale e il tema dei costi della politica ha molto appeal.

«Siamo realistici. I senatori non verranno a Roma a loro spese, ma avranno bisogno o di un’indennità o di un rimborso spese. E considerato come sono stati gestiti i fondi dei gruppi a livello regionale, forse la prima soluzione è preferibile».

Perché lei sostiene il referendum confermativo sulle riforme, oggi possibile solo se il progetto non passa con una maggioranza qualificata nei due rami del Parlamento?

«È un aspetto fondamentale, se abbiamo interesse a rinnovare il patto tra politica e opinione pubblica. Così togliamo anche la golden share dalle mani dei partiti e ogni possibilità di ricatto».

Mercoledì la commissione Affari costituzionali del Senato adotterà il testo base per la riforma. Sarà la proposta Ncd a passare?

«Credo che ci attesteremo su una soluzione molto vicina a quella indicata nel nostro disegno di legge».

Se la mediazione passa, è ancora possibile un voto in aula prima delle Europee?

«È tanto auspicabile quanto difficile».

In questi giorni Silvio Berlusconi è molto ondivago sulle riforme. Ci si può fidare dell’ex Cavaliere?

«La politica si innova ma ci sono aspetti che valgono sempre. In altre parole: quando si fanno riforme di grande portata, si parte dalla maggioranza di governo e poi si prova ad allargarla. Se queste successive adesioni al progetto vengono meno, resta ancora una maggioranza iniziale molto coesa. L’unica cosa che non si può fare - perché è una aberrazione - è avere due maggioranze, a seconda dei temi da affrontare».

Ce l’ha con Renzi e con il patto tra lui e Berlusconi?

«Mi sembra che tutto sia tornato nella più normale fisiologia».

Preoccupazione per il risultato di Ncd alle Europee?

«Siamo come uno studente a cui hanno anticipato di un anno l’esame di maturità. Abbiamo reagito studiando anche di notte, e ora puntiamo a ottenere il miglior voto possibile».

Berlusconi torna a chiedere l’elezione diretta del capo dello Stato. Almeno su questo vedo che è d’accordo.

«Ci doveva pensare prima. Ha fatto saltare la commissione che avrebbe potuto realizzare le riforme. Sì, io sono favorevole a una elezione diretta ma oggi mi sembra più un tema buttato lì, solo per fare propaganda».

(Tratto da Il Mattino)
 

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