Riforme, il Cav. lancia la campagna d’autunno e accelera sulla giustizia
12 Ottobre 2009
Avanti tutta con le riforme, istituzionali e costituzionali. Il Pdl rimette l’imperativo al centro dell’agenda e l’intenzione di passare dalle parole ai fatti tra gli obiettivi a medio termine. Silvio Berlusconi traccia la rotta aprendo così la “fase due” della legislatura, deciso a procedere spedito (forte anche dei numeri in Parlamento) come da programma elettorale.
Elezione diretta del premier, capitolo giustizia, intercettazioni, riforma della pubblica amministrazione e applicazione del federalismo sono i temi sui quali concentrarsi. Anche perché da giorni il Cav. ripete quasi come un “mantra” che no, “non finirà come nel ‘94” facendo intendere che è ora di mettere mano anche alla giustizia dopo aver già varato la riforma del processo civile. Partendo dalla separazione delle carriere tra giudici e magistrati che ieri, peraltro, ha incassato il sì delle Camere Penali.
Da Monza dove incontra gli industriali della Brianza, il presidente del Consiglio assicura che il governo durerà fino a scadenza naturale del mandato. Alla sollecitazione del leader di Confindustria Emma Marcegaglia (difende il capo dello Stato e dice che il premier deve andare avanti "con più determinazione di prima", rimbalzando le polemiche e facendo le riforme di cui il Paese ha bisogno) replica con un auspicio scherzoso: “Emma, vieni a fare il vicepresidente del Consiglio”. Poi rileva l’unico punto di dissenso dalle parole del numero uno di via dell’Astronomia: “Non si può mettere sullo stesso piano chi attacca e chi è attaccato. Io non ho mai attaccato nessuno. C’è una frangia della magistratura che mi attacca da 15 anni ma io voglio garantire a tutti che il governo continuerà a lavorare, abbiamo una maggioranza forte e coesa che governa legittimamente”.
Sul terreno del confronto politico restano le polemiche dopo il no della Consulta al Lodo Alfano e le critiche mosse dal premier al Capo dello Stato. Napolitano ci torna con una nota diffusa dal Quirinale per dire che non c’è mai stato alcun patto con i ministeri per far approvare la legge che sospende i processi per le quattro principali cariche dello Stato, (come sostenuto in alcune ricostruzioni giornalistiche tra le quali l’editoriale di Feltri su Il Giornale), “tantomeno sul superamento del vaglio di costituzionalità affidato alla Consulta”. Intanto la Corte Costituzionale fa sapere che, nel bocciare il lodo Alfano per violazione del principio di eguaglianza dei cittadini, avrebbe individuato in una precedente sentenza datata 2005 (la numero 451) sul “caso Previti” una via per stabilire un equilibrio tra le esigenze pubbliche delle alte cariche dello Stato e quelle di un corretto svolgimento di un eventuale processo penale a loro carico, salvando così il principio costituzionale dell’uguaglianza.
In pratica, muovendo dalla sentenza di quattro anni fa, nel caso specifico dei processi che riguardano il premier, questi andrebbero avanti ma per i giudici si prevede l’obbligo di fissare, d’intesa con il presidente del Consiglio, un calendario delle udienze che tenga conto dei suoi impegni istituzionali, in modo da evitare sovrapposizioni e non penalizzare il diritto di difesa. Sul fronte giustizia, se Di Pietro attacca parlando di “volontà di rivincita” del governo dopo la bocciatura del Lodo Alfano, è il Guardasigilli a ribadire che “non esiste nessuna reazione e nessuna ritorsione” perché la
riforma della giustizia va avanti come da programma”. E non c’è neppure alcuna accelerazione o fuga in avanti da parte della maggioranza per la reintroduzione dell’immunità parlamentare. Almeno per ora. Non è un tema del programma di governo, osserva il ministro di Grazia e Giustizia che comunque lo considera argomento per “un serio approfondimento con l’opposizione, dopo il congresso
del Pd”.
Certo è che sulla giustizia il governo ha intenzione di procedere a spron battuto. Per Berlusconi si tratta di una riforma “fondamentale” esattamente come quella della nuova legge sulle intercettazioni che dopo il varo alla Camera – non senza polemiche e tensioni – è al vaglio del Senato per l’ok definitivo. La “campagna d’autunno” del centrodestra comincia da qui, ma allarga i suoi orizzonti anche alla riforma del processo penale e del Csm. Centrale resta la separazione delle carriere per arrivare ad un riequilibrio tra accusa e difesa, pure se del “pacchetto” fanno parte la limitazione dei poteri di indagine del pm e un maggiore spazio all’attività della polizia giudiziaria alla quale vanno conferite più autonomia e iniziativa nella fase di acquisizione di notizie di reato.
Per quanto riguarda il Csm, l’obiettivo è cambiare il sistema di elezione degli esponenti dell’organo di
autogoverno della magistratura. Allo studio c’è anche la soluzione del sorteggio tra i candidati da votare in collegi ridotti, e voto separato per giudici e pm. Infine la composizione e il funzionamento del Consiglio superiore della magistratura, uno dei punti cruciali della riforma. Ad oggi, tra Camera e Senato, sono sette le proposte di legge depositate, in attesa che venga avviato l’iter parlamentare. Insomma, nei ranghi della maggioranza si lavora al capitolo riforme. E se il presidente dei senatori Pdl Maurizio Gasparri indica tra le priorità elezione diretta del premier, giustizia e federalismo da realizzare nella logica di un “confronto con tutte le parti” ma senza perdere di vista il diritto “di decidere perché il centrodestra ha avuto un chiaro mandato di rinnovare la politica e le istituzioni”, c’è chi come il deputato del Pdl Giorgio Stracquadanio proprio per ristabilire il principio di sovranità popolare “osteggiato da un coacervo di poteri che non ha una legittimazione politica” propone di “riscrivere la Costituzione” e in tre mesi chiedere agli italiani il voto con un referendum proposto dalla stessa maggioranza.
Un fatto appare chiaro: la road map è tracciata e Berlusconi non ha alcuna intenzione di rallentare. Così anche ieri davanti agli imprenditori di Monza e della Brianza è tornato a declinare i punti cardine della “campagna d’autunno”.
