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Riforme. Ncd, prima accordo in maggioranza poi allargamento ad altri

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Si è tenuta ieri, presso la sede del partito, la riunione dei parlamentari e dei rappresentanti del Nuovo Centrodestra nelle amministrazioni regionali, in tema di riforma del bicameralismo e riforma del Titolo V. La riunione, aperta dagli interventi introduttivi del coordinatore nazionale Gaetano Quagliariello e del presidente del comitato promotore Renato Schifani, ha avuto come bussola le proposte già da tempo presentate in materia dal Nuovo Centrodestra.

L’assemblea di Ncd ha convenuto con l’opportunità di affrontare congiuntamente la riforma del bicameralismo e del Titolo V, perché nella sua nuova configurazione il Senato dovrà essere proprio quella camera di compensazione tra legislatore regionale e legislatore nazionale che è fin qui mancata al Titolo V. Il Nuovo Centrodestra ha ribadito la convinzione che il Senato non debba dare la fiducia al governo, e che sul Titolo V interventi come la riduzione della materia concorrente, la clausola di supremazia e la possibilità di devoluzioni a geometria variabile si configurino come efficaci correttivi all’attuale discutibile impianto derivato dalla riforma del 2001.

Rispetto alle proposte del governo oggetto di discussione, permangono criticità sia rispetto alle attribuzioni del nuovo Senato che rispetto alla sua composizione: a giudizio di Ncd, la composizione del Senato deve essere conseguente alla sua funzione di rappresentanza dei territori nel processo legislativo e di controllo sull’attività dei pubblici poteri. Sui nodi aperti, l’assemblea ha dato mandato a Schifani, Quagliariello e al responsabile Ncd per la riforma dello Stato, Paolo Naccarato, di elaborare entro la prossima settimana un documento riassuntivo delle posizioni del partito da far valere in sede di discussione all’interno della maggioranza di governo.

A tal proposito, il Nuovo Centrodestra ha affermato l’esigenza imprescindibile che sulle riforme si parta in primo luogo da un accordo di maggioranza, e che solo a partire da questo si estenda eventualmente e auspicabilmente l’intesa a forze di opposizione. Anche alla luce delle dinamiche parlamentari degli ultimi giorni, appare evidente che questo è l’unico metodo che può mettere in sicurezza il percorso delle riforme e consentirgli di andare avanti.

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