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Rileggere Machiavelli

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Pubblichiamo un’interessante ritratto del Machiavelli. Di questi tempi, è bene fare un ripasso…

Niccolò Machiavelli rappresenta sicuramente una delle figure più eclettiche, avanguardiste e innovative del suo tempo. Punto di riferimento per il mondo intero e l’Italia tutta, con la sua opera cardine, Il Principe, traccia un solco profondissimo nella cultura cinquecentesca e futura. Nel suo campo, quello della Scienza Politica, è sicuramente un pioniere: egli vive e agisce nel corso del Rinascimento, movimento culturale che nasce nel XV secolo e si sviluppa nei primissimi anni di quello successivo.

La cultura del rinascimento è la cultura di un mondo che sta vivendo un vero e proprio terremoto. Tutto è scosso e i pilastri del mondo dottrinale, contemplativo, guidato dalla divina provvidenza della Curia Ro-mana e dall’immensa temporalità dell’Imperatore, stanno crollando. Il Medioevo sta giungendo al termine per fare spazio all’alba di un Nuovo Mondo che non sarà rappresentato solo dalle Americhe. La creazione della stampa, la Rivoluzione Copernicana, Giordano Bruno, Galileo Galilei, un nuovo sistema si sta sosti-tuendo a quello tripartito del mondo della tradizione. E la sintesi hegeliana di questo procedimento dialettico è proprio l’individuo, l’Uomo, che energicamente si risveglia dal suo stato dormiente eracliteo per irrom-pere prepotentemente sulla scena della Storia.

La nascita e l’affermazione delle grandi monarchie come Francia e Inghilterra rappresentano il culmine di questo intenso dinamismo sociale, culturale e politico. L’Italia, invece, rappresenta un ottimo terreno fertile per la piena affermazione dell’individuo. L’unico ostacolo alla monarchia assoluta è proprio rappresentato dall’affermazione del potere dei principes, aiutati talvolta sia dagli eserciti di Roma pontificia sia da quelli di potenze straniere che approfittavano del particolarismo politico per creare disordine e fomentare dissensi.

In questo quadro rientra anche la città natale del giovane funzionario, Firenze. Scossa da lotte tra fazioni, trova un suo iniziale equilibrio quando una famiglia di ricchi banchieri, i Medici, ne prendono il potere. Dopo la morte di Lorenzo il Magnifico nel 1492, Firenze diventa Repubblica. Di lì a poco, però, un monaco ascetico ne prenderà il potere di fatto grazie alle sue predicazioni “riformatrici” ottenendo subito un grande seguito. In una repubblica de iure, ma in una democrazia teocratica de facto si consolida la figura di Gero-lamo Savonarola che, però, sarà impiccato e bruciato sul rogo nel 1498.

È in quello stesso anno che, all’età di ventinove anni, Machiavelli entra nella vita pubblica della sua Firenze. Ben presto, come segretario dei Dieci di Libertà e di Pace, è stato incaricato di diverse missioni sia all’estero che all’Italia che allargheranno i suoi orizzonti portandolo ad ottenere nuove conoscenze in ambito buro-cratico e politico. Apparentemente consolidate, la sua carriera e la sua vita subiscono un forte stravolgi-mento (dopo la caduta della Repubblica per mano delle truppe papali) venendo esiliato da Firenze. È in questo periodo che il suo genio, deditamente speso durante i suoi quattordici anni di pubblico servizio, regalerà ai posteri la sua opera. Tra queste, in ambito politico, spicca De Principatibus, meglio conosciuta come Il Principe: dedicata a Lorenzo de’ Medici, nipote del pontefice Leone X, l’opera si propone di ricer-care la natura, la tipologia, la vita e le cause della formazione o della fine di un principato.

La conquista e il mantenimento del potere. In quest’opera, oltre ad una descrizione geometrica delle tipo-logie dei principati (ereditari e nuovi), dei caratteri fondamentali che deve possedere un valido princeps (golpe et lione), si evince il pensiero dell’adesso scrittore fiorentino, della sua visione dell’uomo e della natura che perfettamente si commista con il carattere (e l’intento) politico e scientifico dell’opera. Ciò che differenzia l’uomo dagli altri esseri viventi e presenti in natura è proprio l’arte della politica (nell’accezione ellenica del termine) diceva Aristotele, quindi, non altro si può fare che cercare di capire la natura dell’Uomo e il ruolo, a volte determinante, della Natura per comprendere e studiare i fenomeni politici.

Il pensiero di Machiavelli è, infatti, contagiato da un profondo pessimismo: pessimismo nei confronti dell’Uomo, per natura malvagio, e nei confronti della Natura, deterministica, fatidica. Nello specifico dell’opera, queste caratteristiche le si raffrontano nelle connotazioni caratteriali del Principe, il quale, in quanto Uomo, dovrà essere abile ad usare la malvagità a sé intrinseca o la virtù – concetto caro al fiorentino e pieno di significato – per fronteggiare il determinismo della Natura, per fronteggiare la fortuna, il fatum da cui nessuno, comunque, potrà essere del tutto sottratto.

Però, da questa concezione trapelano comunque aspetti postivi poiché il Principe che arditamente e virtuo-samente fronteggerà la fortuna potrà facilmente mantenere il potere conquistato: inoltre, Machiavelli vuole invitare il lettore ad avere speranza e fiducia verso, rubando anacronisticamente il verso di Giordano, la “sì bella e perduta” patria che è ancora in attesa di un Principe in grado di riunificare il territorio italico ga-rantendo la pace, la stabilità e la libertà.

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