Riparte da Venezia la battaglia fiscale della Lega

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Riparte da Venezia la battaglia fiscale della Lega

19 Settembre 2007

Non deve stupire il rilancio della Lega in termini di protesta fiscale a Venezia. In qualche modo c’era da aspettarselo. Storicamente e in via principale infatti la Lega fonda la propria legittimazione su 3 filoni tematici interagenti tra di loro, ma a che a dispetto delle diversi fasi attraversate dal movimento i Bossi vengono più o meno accentuati. Le 3 issues di cui sopra sono in ordine: la protesta antistatalista, la protesta antipartitica, la protesta anticentralista.

Rispetto alle origini e sino al suo ingresso come forza di governo e quindi pienamente “di sistema”, tuttavia queste tre opzioni di protesta, insieme riconducibili nella matrice “antisistemica”, hanno perso molto della loro carica originale in quanto, seppure Bossi e i suoi abbiano sempre puntato a fungere come partita di lotta sul territorio, specialmente investendo patrimonio politico sugli argomenti della sicurezza e della tutela dell’identità, è apparso pian piano evidente come fosse infine difficile per una formazione ormai istituzionalizzata a tutti gli effetti continuare a rappresentare istanze anti-sistema e antipartitocratiche in particolare.

Non a caso difatti oggi la Lega viene scavalcata da Grillo in quello che è stato il suo terreno, ed è facile osservare come lo slogan “distruggere i partiti” sia stata in passato una delle parole d’ordine principali della prosopopea leghista. E tuttavia, e anzi magari proprio per tutelarsi da un nuovo ed inaspettato competitor sul fronte della protesta populista, la Lega, rispetto ai tre filoni sopra elencati, e che hanno nella fase propulsiva rappresentato gran parte della capacità d’attrazione del Carroccio, ha inteso nell’annuale appuntamento  Venezia di corroborare il suo profilo e il suo carattere anticentralista. Oltre alle istanza classiche e tradizionali di federalismo amministrativo, su cui comunque già tanto è stato speso e su cui loro malgrado i lumbard rischierebbero di sacrificarsi al tavolo delle riforme costituzionali col convitato di pietra che è il governo, in un periodo di opposizione e di sfiducia diffusa verso l’esecutivo e la sua politica economica, per ringalluzzire i propri militanti e salvaguardare la propria roccaforte di consenso, ecco allora il passaggio obbligato dell’estremizzazione dell’anticentralismo, tanto in termini di simbolismo indipendentista quanto in quelli della protesta fiscale.

La questione fiscale dunque, da inserirsi nel complesso delle tensioni anticentraliste, costituisce più di tutte le altre l’argomentazione d’avanguardia del differenziale politico della formazione di Bossi. Uno strumento che in passato ha anche consentito una certa forza di penetrazione verso quella comunità di piccoli imprenditori, di autonomi e di artigiani, insediate nel perimetro del Triveneto. Insistendo, infatti, sulla percezione di pervasività del sistema tributario centralista dello Stato di Roma, si è da sempre contestualmente reclamata una soluzione di “rupture” in grado di servire l’esigenza e la necessità di autonomia fiscale.

Già a cavallo dell’ondata antipolitica del ’92 del resto i programmi del Carroccio promettevano ai contribuenti del Nord un limite massimo invalicabile del 30%  per la tassazione complessiva delle persone fisiche (Irpef) e del 25% per la tassazione complessiva dei redditi da impresa (Irpeg). E ancora più dettagliatamente: semplificazioni delle procedure contabili per i lavoratori autonomi, riduzioni del numero dei tributi con l’assorbimento di tutte le altre imposte nell’Irpef e nell’Irpeg, detassazione degli utili reinvestiti, aumento delle possibili agevolazioni e di incentivi per la piccola impresa. Dunque oggi allo stesso modo, rimestando nella rabbia del popolo delle partite Iva, la Lega punta, nella logica dello spazio di rappresentanza del Nord, a perpetuarsi come il più autentico titolare della protesta antigovernativa e più in generale e più ambiziosamente come depositario originale delle istanze “antiromanocentriche”.

L’impegno del Carroccio sulla questione fiscale ritorna quindi di pari passo, una volta che il contesto e il tessuto politico generale fa presagire dinamiche non dissimili da quelle di inizio anni Novanta, con l’annuncio di iniziative di mobilitazione dei contribuenti. Sino all’extrema ratio del boicottaggio. Si badi bene, anche questa volta appare improbabile che il Carroccio oltrepassi il confine dell’illegalità, mettendo in atto le rivendicazioni comiziali; più realisticamente la Lega con ciò intende marcare il proprio territorio e non disperdere il patrimonio di voto di protesta che storicamente  le appartiene.

Riverberare quindi la propria azione politica e tenere in costante mobilitazione la base dei militanti, nonché  innalzare nuovamente il livello di guardia e sensibilizzazione presso la macrocomunità dei piccoli e medi produttori del Nordest. Rimane questo, al di là di ogni roboante annuncio, l’obiettivo principale dell’adunata leghista di Venezia.