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Ristori, come salvare nel cratere sismico le giovani partite Iva escluse

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C’è una fetta di imprenditori e aziende che, a causa di un tecnicismo burocratico normativo, è tagliata fuori dal sistema di indennizzi promossi sino ad ora dal governo, sia con il decreto “rilancio” sia con il decreto “ristori bis”. Una situazione di oggettiva disparità che in alcuni territori gravati da difficoltà preesistenti si avverte con particolare pregnanza. E’ il caso ad esempio dell’Aquila – città di cui sono sindaco – e delle altre zone terremotate, nelle quali tale circostanza è resa ancora più complessa dai processi di ricostruzione in atto.

I fatti. Le somme erogate dall’esecutivo nazionale per sostenere le attività produttive in crisi a causa del coronavirus sono legate alla perdita percentuale di fatturato mettendo a paragone i mesi di marzo e aprile 2019 con i mesi di marzo e aprile 2020. L’unica eccezione prevista nei due decreti è concessa ai titolari di partita Iva aperta dopo il 31 dicembre 2018, ai quali è riconosciuto un rimborso forfettario perché l’attività potrebbe essere partita successivamente al periodo preso in esame.

Questa agevolazione, però, esclude numerosi soggetti registrati prima del 31 dicembre 2018. Anche questi, di fatto, diventati operativi successivamente al bimestre marzo-aprile 2019: la data di apertura della partita Iva, infatti, spesso non coincide con l’effettivo inizio dell’attività e di conseguenza con il primo giorno in cui si iniziano ad avere ricavi, come nel caso di quelle ricomprese, post 31 dicembre 2018. Una fattispecie che in una città terremotata e nel territorio del cratere sismico 2009 coinvolge diversi professionisti e titolari di attività commerciali che, a causa di ritardi negli allacci delle utenze piuttosto che nella riconsegna dei lavori da parte delle ditte o per i lavori dei sottoservizi, adesso si ritrovano in un limbo amministrativo, costretti a rimanere chiusi e senza la possibilità di poter accedere a fondi per compensare, almeno in parte, le perdite.

Si tratta di un problema al quale porre rimedio. Avviare un’attività in una zona oggetto di ricostruzione post-sismica, come è quella del cratere aquilano, presenta un valore aggiunto in termini sociali ma anche un surplus di complessità per chi se ne fa carico. Gli strumenti legislativi per tappare la falla ci sono: la legge di conversione del decreto ristori-ter, o il previsto decreto ristori-quater. Come ho segnalato con una lettera al premier e ai ministri dell’Economia e dello Sviluppo economico, si tratta di prevedere una norma che, in virtù delle complessità legate ai processi di ricostruzione, consenta ai titolari di partita Iva del territorio aquilano e del cratere in difficoltà, attualmente esclusi dai rimborsi per la diminuzione di fatturato, di prendere a riferimento altri periodi temporali rispetto a quelli previsti dalle disposizioni attuali, viste le problematiche specifiche che rendono più complicata, ma anche particolarmente preziosa, la loro intrapresa.

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