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Ritiriamoli subito!

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Chi chiedeva 10, 100, 1000 Nassiriya è stato accontentato. Chi ha bruciato in piazza la bandiera di Israele oggi può sventolare con fierezza quella di Bin Laden o di al Zarqawi. Chi teme le mani insanguinate di Bush oggi può stringere quelle dei terroristi che hanno fatto saltare in aria il convoglio militare italiano.

Forse è bene che i soldati italiani in Iraq tornino subito a casa, forse è davvero necessario il loro ritiro immediato.

Una missione così delicata e rischiosa non è immaginabile se il 'fronte interno' è quello che si preannuncia con il nuovo governo Prodi. E' necessario che la retorica della smobilitazione, della guerra ingiusta, dell'America assassina non esponga il contingente italiano a pericoli ancora maggiori. Ed è forse utile che i preparativi per il ritiro si avviino al più presto per sottrarli al caos e all'improvvisazione di una maggioranza così fragile e divisa.

Noi abbiamo sempre sostenuto e difeso la presenza del contingente italiano in Iraq, così come le ragioni della guerra: l'arma di distruzione di massa c'era ed era Saddam Hussein. In condizioni politiche diverse saremmo pronti a confermare in ogni modo la necessità che le nostre truppe restino in quel paese fino a missione compiuta e ad opporci ad un ritiro non concordato con gli alleati e con le autorità irachene. L'attentato del 12 novembre scorso ci lasciò annichiliti dal dolore e dalla rabbia, ma neppure per un istante pensammo alla necessità di una ritirata.

Oggi le cose sono diverse. Lo abbiamo visto nel giorno stesso dell'attentato. Il cordoglio formale, l'unità di circostanza sono durate poche ore. Poi sono ripartite le accuse, le recriminazioni, i toni tribunizi e tutto l'armamentario del pacifismo più deleterio. Solo che questa volta venivano da persone che stanno per andare al governo.

I commilitoni dei soldati uccisi oggi come il 12 novembre, tutto si aspettano dal loro Paese meno che lo squillo della ritirata. Ne abbiamo conferma dalle parole dei loro familiari. Andate a leggere quello che ha detto la madre del capitano Nicola Ciardelli: «Spero che il suo sacrificio non sia inutile e che non si decida di ritirare le nostre truppe proprio adesso. Sono tanto orgogliosa di mio figlio».

Ecco, quei soldati vanno salvati al più presto, non dai terroristi suicidi o dalle mine, ma da chi, qui in Italia non riesce a dirsene orgoglioso.

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