Robert Fisk non ha capito che l’Europa è rimasta nel mirino di Al Qaeda

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Robert Fisk non ha capito che l’Europa è rimasta nel mirino di Al Qaeda

07 Ottobre 2010

Nuovo allarme terrorismo. L’ennesimo. Questa volta è il ministero degli Esteri francese a lanciarlo per i viaggi che abbiano come destinazione la Gran Bretagna, dove le autorità londinesi vedono “un alto rischio” di attentati. Solo domenica scorsa segnali d’apprensione erano giunti dall’altra parte dell’oceano, con il dipartimento di stato Usa che nel “travel alert” – avvertimento di livello inferiore rispetto al “travel warning”, l’allarme che in passato ha sconsigliato agli americani di recarsi in paesi considerati pericolosi, come Afghanistan e Iraq, ma anche Israele – aveva messo in guardia i viaggiatori americani in Europa da possibili attacchi in luoghi pubblici tra cui stazioni, aeroporti, metropolitane ed infrastrutture che accolgono i turisti.

Il Vecchio Continente sarebbe, insomma, nel mirino di al Qaeda. Epicentro del terremoto che potrebbe devastare l’Europa sarebbe il Pakistan – martellato nelle ultime settimane dai droni americani – dove Osama Bin Laden avrebbe “benedetto” il piano e in qualche modo vi avrebbe apposto la propria firma, e di etnia afghana o pachistana sono i sospetti cittadini britannici o tedeschi che l’intelligence Usa avrebbe individuato tra coloro che starebbero preparando l’offensiva terroristica. Ma, a fronte dell’impennata del livello d’allerta, c’è chi come Robert Fisk – corrispondente dal Medio Oriente per The Independent – sminuisce la portata degli eventi. In un’intervista rilasciata al Riformista, il giornalista britannico afferma di essere dubbioso nel ritenere effettivamente minacciosi questi presunti complotti orditi nel Waziristan per colpire le grandi città europee. “In queste storie ci sono sempre un mucchio di dichiarazioni – meglio se anonime – da fonti ufficiali. Mancano i fatti, le prove concrete. So come funzionano queste cose. Qualche computer da qualche parte ha intercettato una minaccia. E sono convinti di averla localizzata nella regione tribale del Pakistan. Ma non è così semplice – spiega Fisk –, perché i qaedisti sono bravi a depistare. I messaggi registrati da Bin Laden, per esempio, vengono subito fatti passare in un altro Paese e da lì trasmessi via telefono in un terzo luogo ancora. E così via”.

Ok, ma allora come spiegare il doppio colpo messo a segno due giorni fa dalla polizia francese, che ha arrestato ben 12 persone appartenenti agli ambienti dell’integralismo islamico? Tre persone sono state arrestate a Bordeaux e Marsiglia dopo la scoperta dei loro nomi e indirizzi nelle tasche di un presunto integralista islamico di origine algerina, Ryad Hannouni, a sua volta finito in manette in Italia e per il quale la Francia ha chiesto l’estradizione. In un altro filone d’inchiesta sul terrorismo altre nove persone sono state fermate a Marsiglia e Avignone. Per loro c’è l’ipotesi di “associazione per delinquere a scopo terroristico”. Durante l’operazione sono state sequestrate armi e munizioni. La collaborazione tra Polizia di stato e Gendarmerie ha permesso di neutralizzare una cellula legata ad Al Qaeda del Maghreb. Attraverso i dati della “sim” del telefonino dell’algerino fermato dalla Digos a Napoli si è risaliti ai “contatti francesi”.

Senza contare che il 22 settembre scorso il porto di Gioia Tauro è diventato crocevia di una quantità impressionante di esplosivo (sette tonnellate di T4) rinvenute in un container sulla nave Finland destinati a  Hezbollah o Hamas, che l’ex generale del Genio Fernando Termentini – uno dei massimi esperti italiani di esplosivi – ha ipotizzato riservati al caricamento di testate di missili, bombe di aereo o granate di artiglieria di grosso calibro, senza escludere, naturalmente la possibilità di utilizzi parziali per la realizzazione di ‘Ied’, ordigni rudimentali, di grossa potenzialità. Sono tutte strane coincidenze quelle che stanno facendo tremare il nostro continente? Fisk non definirebbe questi episodi come “fatti”?