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Rocard-Hortefeux: proposte indecenti

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Alcuni politici in Francia tastano il terreno per verificare le possibilità di scenari inediti: venerdì 13 aprile, a 9 giorni dal primo turno, Michel Rocard, ex Primo Ministro di Mitterrand, ha proposto l’alleanza di Bayrou e Royal fin dal primo turno.
Il suo ragionamento parte dalla tesi che, divisi, socialisti e UDF (il partito di Bayrou) fanno il gioco di Sarkozy: “sulle cose più urgenti oggi niente di essenziale separa più in Francia i socialdemocratici dai democratici-sociali, ossia socialisti e centristi. […] isolati, né loro né noi non abbiamo alcuna speranza di battere la coalizione di Nicolas Sarkozy e Jean-Marie Le Pen. Ma, uniti ai Verdi, la sinistra socialdemocratica e il centro democratico-sociale costituiscono una maggioranza del paese”.

Mentre il segretario del Partito socialista, François Hollande, ha preso le distanze dalla proposta ed altri elefanti del partito (come Pierre Moscovici) hanno rimandato tale prospettiva solo dopo la “conta” del primo turno (nell’ottica ovviamente del passaggio al secondo turno di Ségolène), Bayrou ha esultato affermando che Rocard non ha fatto altro che raccogliere finalmente la proposta centrista: il suo progetto politico è, infatti, quello di “superare le frontiere del passato, per proporre alla Francia un'azione diversa e una maggioranza diversa”, basata sul lavoro comune di socialisti aperti e gollisti attorno ad una forza centrista che “assumerà una propria personalità” (il leader dell’UDF pensa ovviamente alle legislative).

Qualcosa si muove anche sul versante della destra: il ministro Brice Hortefeux, braccio destro di Sarkozy, ha lanciato l’idea di introdurre una dose di proporzionale nel sistema elettorale per l’Assemblea nazionale, la Camera che in Francia detiene la gran parte del potere legislativo. Si tratterebbe di una sessantina di deputati, non tantissimi, ma sufficienti per ipotizzare che Hortefeux stia aprendo spiragli verso il Fronte nazionale (FN) di Le Pen. Infatti, fu proprio il proporzionale delle europee (1984) e la sua introduzione alle legislative (1986), voluta da Mitterrand, a permettere al FN di portare una trentina di deputati in parlamento. Nonostante Sarko abbia ridotto la proposta di Hortefeux a iniziativa personale (Alain Juppé invece non ha scartato l’ipotesi), è indubbio che da alcune settimane il candidato dell’UMP sta corteggiando l’elettorato di Le Pen: al giornale Libération ha dichiarato che “non è perché Le Pen tocca qualcosa che questa diventa proibita”. A sua volta il leader del FN, nonostante i colpi bassi e le accuse personali contro Sarkozy figlio di immigrati, ha aperto degli spiragli ad un’eventuale trattativa con l’UMP affermando che su alcuni temi come la scuola, la riforma fiscale, la riforma delle pensioni vi possono essere convergenze. Le Pen ha riconosciuto che “se Sarkozy vuole dialogare con tutti i partiti politici, FN compreso, è una nuova epoca”.

Si tratta dunque di una “italianizzazione” del panorama politico francese? A prima vista sembra che la tripartizione dell’epoca di Chirac Fronte nazionale / centro-destra / sinistra si possa ricomporre secondo clivage più spostati a destra e simili allo scenario bipolarizzato italiano: l’UMP potrebbe favorire lo “sdoganamento” del Fronte nazionale (come quello di Alleanza nazionale) e i socialisti potrebbero optare per un’alleanza con una parte del centro. Tuttavia, mentre a destra Sarkozy cerca di conquistare l’elettorato del FN più che i quadri del partito, a sinistra le cose sono molto più incerte ed è più difficile capire le intenzioni di Rocard. L’obiettivo dichiarato dell’ex-Primo Ministro sembra essere quello di preparare il terreno ad un accordo tra i vertici del PS e dell’UDF in vista del secondo turno e delle legislative di giugno. Tuttavia, la tempistica scelta sembra voler dire qualcos’altro: egli non chiede ad uno dei due candidati di rinunciare alla candidatura e svuota in tal modo di significato la necessità che egli proclama di stipulare l’accordo prima del primo turno. In ultima analisi, l’uscita di Rocard non fa il gioco dei socialisti: sembra fare l’occhiolino all’elettorato socialista in vista del primo turno per rassicurarlo che, nel caso di vittoria di Bayrou, i socialisti andranno comunque al governo.

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