Rom. Maroni: “Il piano di Milano sarà un modello da proporre in Europa”
27 Settembre 2010
di Redazione
Il ministro dell’Interno Roberto Maroni ha oggi definito il piano per l’emergenza rom adottato da Milano, "un modello da proporre a livello europeo".
"Quando parlo di modello Milano – ha affermato Maroni – lo dico a buon titolo, perché oltre all’iniziativa di chiudere i campi abusivi e la messa in sicurezza di quelli regolari, Milano sta facendo molto di più. Ha portato avanti politiche per l’integrazione, di avviamento al lavoro e politiche sociali che possono servire a modello anche per altre realtà italiane".
La lotta senza quartiere ai campi abusivi (341 sgomberi in tre anni con 7.004 allontanamenti), la progressiva chiusura di alcuni grandi campi regolari e le politiche di integrazione per chi rispetta le regole di convivenza, rendono il capoluogo lombardo, agli occhi del capo del Viminale, "la frontiera più avanzata nella gestione dell’emergenza rom: un modello che intendo proporre a livello europeo".
Dalla Capitale, però, arriva l’alt del sindaco Gianni Alemanno: "Non credo sia il caso di fare paragoni né credo che Maroni conosca molto bene la situazione di Roma. Noi stiamo facendo il massimo possibile", ha detto il primo cittadino a margine di una veglia in ricordo di Mario, il bimbo rom morto nel rogo della baracca dove viveva con i genitori, commentando le dichiarazioni del ministro Maroni che, questa mattina, ha indicato Milano come modello da seguire nelle politiche legate ai rom.
D’altro canto, il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, ha assicurato che il Comune riceverà i 5 milioni di euro promessi dal governo per "affrontare in due fasi la risistemazione dei campi nomadi". "Venerdì scorso, il ministro Maroni mi ha assicurato che questi soldi arriveranno: saranno stanziati nell’assestamento di bilancio". Prima verrà smantellato il campo di lungo Stura, area che verrà bonificata e recintata come si fece per il cosiddetto "Tossic Park" in un’area non lontana, poi verranno sgomberati i campi abusivi, spostando i nomadi in strutture transitorie o durature, vecchi cascinali ora inutilizzati. Per Chiamparino "non ci sono situazioni ingestibili" ed "è nell’ambio delle nostre possibilità affrontarle e risolverle".
