Roma. Alemanno: “La sinistra ha ricominciato a maltrattarmi”

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Roma. Alemanno: “La sinistra ha ricominciato a maltrattarmi”

29 Settembre 2008

Demonizzazione ideologica della sinistra nei confronti del Primo cittadino di Roma.

Il Sindaco di Roma Gianni Alemanno, in un’intervista al quotidiano "La Stampa", ha detto che da quando ha vinto le elezioni a Roma "la sinistra ha ricominciato a maltrattarmi".

"Avevo fatto molte cose trasversali insieme alla sinistra. Le quote latte, la lotta contro gli Ogm – ha ricordato Alemanno – mentre adesso è di nuovo demonizzazione ideologica. Sono tornate le accuse di fascismo… Un certo razzismo ideologico di sinistra tende a catalogare tutto quello che è di destra come fascismo".

Alemanno si dice deluso da "Francesco Rutelli: con lui c’erano rapporti più che cordiali. Nel periodo del ballottaggio, quando fu aggredita la studentessa del Lesotho, una certa sinistra giunse ad accusarci di aver organizzato quell’aggressione. Ma mi sarei aspettato che prendesse posizione contro quella strumentalizzazione, invece zitto".

Tra D’Alema e Veltroni, Alemanno preferisce "D’Alema: nel Pd è l`unico che ha capacità di leadership, è molto più disponibile e onesto di Veltroni. Veltroni sembra aperto e disponibile ma in realtà è molto più fazioso di quello che appare. E’ convinto di avere sempre ragione. Ed è troppo legato all’immagine".

Poi la polemica sul fascismo, scaturita da una dichiarazione del sinidaco di Roma: "Ho commesso un grave errore di comunicazione – ha ammesso il Sindaco di Roma – ho cercato di esprimere considerazioni storiche difficili in una confusa intervista che è stata strumentalizzata dai miei avversari politici. Il fascismo, come tutte le ideologie di destra e di sinistra degli Anni Trenta, fu segnato dalla perversione del totalitarismo".

"Questo fece sì che – ha continuato il Primo cittadino – anche i valori positivi della destra si rovesciassero in senso negativo. La patria diventò nazionalismo aggressivo, l’autorità diventò dittatura".

E le leggi razziali? "Il cedimento al razzismo fu non l’unico ma il più grave degli orrori. Lo abbiamo sempre condannato, anche ai tempi dell’Msi. Chi si dichiarava antisemita, nell’Msi, veniva espulso".

"Va rispettato – ha precisato Alemanno – chi aderì al fascismo in buona fede, convinto di combattere per un ideale e rifiutando comportamenti criminali. Pensiamo a Giorgio Perlasca, a Giovanni Gentile, a Marinetti".

"Ma questo – ha aggiunto – non ci deve impedire di fare scelte nette e chiare di condanna complessiva del fascismo, perché altrimenti rimangono spazi di ambiguità che non permettono di dare dei fondamenti precisi a una destra moderna e democratica".