Roma. In stracci e a piedi nudi, mendicanti pendolari dalla Romania
19 Dicembre 2008
di Redazione
Anche due ragazzi, con probabili ritardi mentali, e un bambino di 8 anni nella banda dei mendicanti scalzi del Circo Massimo. I vigili urbani, allarmati, hanno deciso di far scattare i controlli. Il risultato delle prime indagini: 9 persone identificate, 3 denunciate per circonvenzione d’incapace e sfruttamento dei minori e un bottino di circa diecimila euro.
Un articolo del Messaggero ha investigato il caso. Erano professionisti dell’elemosina: si presentavano con vestiti strappati, capelli lunghi e smorfie di sofferenza. In realtà, però, sono dei veri e propri pendolari dell’accattonaggio venuti a Roma per il Natale. "Trascorrono un mese per le strade del Centro a tendere la mano ai semafori – spiegano gli operatori sociali del Comune – e con i soldi che si mettono in tasca tornano nel loro Paese e ci campano a lungo. E poi ritornano ancora. Per un’altra stagione di elemosina".
Si tratterrebbe di una vera e propria banda organizzata di mendicanti. Sono una ventina di persone provenienti da Severin, uno dei quarantuno distretti della Romania situato nella parte sud-occidentale, nella regione storica della Transilvania. Arrivano in pullman alla stazione Tiburtina, studiano i luoghi, modi e tempi per agire chiedendo le elemosina ai passanti e automobilisti.
Anche se ognuno guadagna circa 50 euro al giorno, riducono le spese mangiando un panino, dormendo per strada, coprendosi di stracci e camminando scalzi, anche se continuamente gli automobilisti regalano loro scarpe e vestiti usati e loro, ovviamente, non li utilizzano e li accumulano nei giardini.
Secondo Giorgio Prosposito della cooperativa San Severino, si tratta degli stessi mendicanti che erano già stati sgomberati ad aprile dalla torre del Circo Massimo. Erano tornati in Romania e da poco più di due settimane sono di nuovo pronti si semafori del centro di Roma per la "stagione natalizia".
"Abbiamo già segnalato la loro presenza al Nucleo Assistenza Emarginati del primo gruppo – assicura Giorgio Prosposito -, ma ci hanno detto che non posso fare nulla". Lui assicura che "non ci sono minorenni e non c’è racket. Sono bande familiari nelle quali vigono dei ruoli ben definiti: i giovani chiedono l’elemosina e i più anziani fanno le vedette, conservano i soldi e procurano da mangiare".
I vigili però si sono trovati davanti un’altra realtà. Non solo hanno accertato l’esistenza di un gruppo di racket che utilizzava altri indigenti, ma c’era chi sfruttava minori e giovani incapaci. Una cosa da non credere. Forse è proprio vero che, a volte, bisognerebbe andare oltre alle apparenze.
