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Rostock insegna la vera natura dei no global

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Gli eventi del 2 giugno a Rostock hanno messo in rilievo che la fazione violenta dei no global è più grande e potente di quanto pensava la corrente principale del movimento. Il bilancio degli scontri tra gli estremisti e la polizia parla di più di 2000 feriti, tra cui 433 poliziotti. Ormai i leader delle proteste hanno riconosciuto di aver trascurato l’eventualità che potessero verificarsi scontri violenti. E infatti, anche se un po’ in ritardo, il principale organizzatore del gruppo Attac tedesco, Werner Raetz, ha ammesso che il movimento non è in grado di separare gli elementi violenti da quelli pacifici.

Ai no global è “andata male”. Si aspettavano 100 mila manifestanti a Rostock, ma secondo la polizia tedesca ce ne erano al massimo 30 mila. Molto più grave però è che circa 3000, quindi il 10 per cento, fossero disponibili ad usare al violenza, come stimato appunto dalle forze dell’ordine. Questa fazione viene a volte chiamata “schwarzer Block” o “black bloc” ed è più antica del movimento anti-G8. E’ nata quasi trent’anni fa come un’associazione informale di gruppi che si vestono tutto in nero. Fino alla fina degli anni ottanta si coprivano il viso, ma questa pratica venne poi proibita con una legge federale. Uno degli aspetti più evidenti dei black bloc è che si mobilitano per quasi ogni evento che preveda scontri con la polizia. Ma torniamo agli anni ottanta, quando  si verificano scontri violenti durante manifestazioni contro l’energia atomica e l’espansione dell’aeroporto di Francoforte. In quelle occasioni, e per molto altro tempo,  i black bloc hanno ricevuto un certo sostegno da parte dei movimenti della sinistra “meno attiva” al punto tale che spesso l’aiuto legale per i sovversivi veniva offerto gratuitamente da avvocati di sinistra. La più grande presenza dei black bloc c’è durante la visita del presidente Reagan a Bonn nel 1987. Da quel momento in poi questi gruppi perdono dei membri. Si fanno ancora vedere in numeri minori durante gli scontri annuali del primo maggio a Berlino. Ma l’occasione del G8 a Heiligendamm mostra che con il supporto di altri gruppi autonomi in Europa, i black bloc sono ancora una forza che può arrecare danni notevoli all’ordine pubblico. Prima della manifestazione la polizia aveva avvertito la possibilità di una nuova emergenza dei gruppi violenti ma la società tedesca, inclusi i politici, non si  aspettatava una escalation di violenza come quella del due giugno.

Adesso viene messa in discussione la strategia della polizia per il G8 a Heiligendamm (dal 6 all’8 giugno). La polizia tedesca ha già espresso le sue riserve di fronte alla cosiddetta strategia “de-escalation” che prevede un atteggiamento relativamente tollerante di fronte ai manifestanti. Secondo il presidente del sindacato della polizia tedesca, Konrad Freiberg, si deve aspettare di peggio per Heiligendamm. Per Freiberg la strategia “de-escalation” non ha più senso quando la polizia viene attaccata frontalmente. Si dovrebbero, invece, intensificare i controlli ai confini tedeschi, in modo che gli estremisti violenti non possano entrare in Germania. A questo fine il governo ha già sospeso l’accordo di Schengen che garantisce il movimento libero tra i stati membri dell’UE. Già 500mila persone sono state controllate ai confini e a più di 100 presunti estremisti è stato vietato l’ingresso.

Ma il problema più grande è di individuare in anticipo i gruppi violenti e distinguerli dai manifestanti pacifici. In questa sfida non si può aspettare aiuto da parte delle correnti principali dei no global. Finora questi correnti non hanno preso sul serio il fenomeno dei black bloc  e in precedenza avevano sminuito l’importanza di questo problema . In occasione degli scontri anti-WTO del 1999 a Seattle, quando il problema del teppismo si è manifestato in modo schiacciante, i leader del movimento no global avevano incolpato i mass media di gonfiare il fenomeno. In realtà, il movimento no global ha sempre goduto dell’attenzione dei media. Si deve ricordare che anche a Seattle non ci sono stati più di 40mila manifestanti. E probabilmente il movimento non sarebbe mai nato nella coscienza del pubblico se non ci fossero stati i teppisti. Se gruppi come Attac avessero preso le distanze dai gruppi violenti prima e con più determinazione, gli eventi di Rostock si sarebbero potuti evitare.

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