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Rovesciare Khomeini: dove sta lo scandalo?

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L’ossessione di Bonini per l’“Amico Americano” è di quelle davvero autentiche e pervicaci. Ogni occasione è buona per dare lustro all’operato del suo “noto agente d’influenza” preferito, specie se di mezzo c’è il Sismi di Pollari. Ora che questi non è più a capo del servizio esterno deve sentirne forte la mancanza ed eccolo dunque riesumare sulle pagine della sua Repubblica un suo vecchio scoop: il “piano Iran”. E lo fa per dire a tutti che aveva ragione, che quanto rivelato nel 2005 era tutto vero, visto che alle sue stesse conclusioni è giunta anche la commissione del Congresso degli Stati Uniti che si occupa delle “attività dell’Intelligence americana che hanno preceduto l’invasione dell’Iraq”.

La storia nei suoi particolari, fumosissimi come sempre, potete leggerla qui; narra di un piano ordito dal “cittadino americano” Michael Ledeen e dall’“esiliato iraniano” Manucher Ghorbanifar per rovesciare il regime khomeinista in Iran, con la “benedizione del governo Berlusconi e il supporto logistico del Sismi”. Piano che purtroppo non ha avuto seguito.

Ebbene, dove sta lo scandalo? Un piano per rovesciare il regime khomeinista dei mullah iraniani, un regime odioso che opprime la sua popolazione ormai da quasi trent’anni e non ha la benché minima nozione del rispetto dei diritti umani e delle libertà individuali; lo Stato del terrore che arma, finanzia, addestra e dirige un’intera galassia di gruppi terroristici contro l’Occidente incarnato dagli Stati Uniti e che finora ha tenuto l’Europa sotto ricatto politico, economico e militare. Un regime che - bomba o non bomba - è oggi il principale ostacolo per la pacificazione del Medio Oriente e merita di essere gettato finalmente nella pattumiera della storia. Se non se ne interessano direttamente i governi occidentali qualcun altro dovrà pur prendersi la responsabilità di pensarci. Che male c’è? Anzi, è un punto d’onore per chi a compiere questa buona azione almeno ci prova.   

E poi, “Un golpe in cambio di gas e petrolio”, un titolo quello dato da Bonini alla sua ennesima e ingannevole invettiva, degno della peggiore questione morale, fuorviante e tendenzioso, quando l’Eni non ha certo bisogno di un cambio di regime a Teheran per assicurarsi lo sfruttamento delle risorse energetiche iraniane. Tra i due paesi le relazioni commerciali sono da sempre strettissime, le aziende italiane in Iran fanno affari d’oro, e questo ci pone in una posizione di debolezza rispetto alle politiche aggressive dei mullah. Non sarebbe meglio che a Teheran s’insediasse un governo liberaldemocratico con cui rafforzare ulteriormente la partnership economica già esistente? Un governo rispettoso dei diritti umani e che non costituisca una minaccia per il mondo intero? Ma forse Bonini era tra gli invitati di Ahmadinejad alla recente cena dell’Hilton con quei numerosi imprenditori italiani. Oppure tanta acrimonia è dovuta al fatto che dal “piano Iran” sono stati esclusi Spataro e compagni.

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3 COMMENTS

  1. l’amico americano
    cerchiamo di essere seri: noi siamo una provincia dell’impero americano e contiamo meno della Bitinia per i Romani. Khomeini l’hanno creato gli americani e biosgna essere molto ingenui per pensare che gli americani faranno fuori Ahmadinejad, il loro futuro
    uomo in Arabia. A. fa grandi discorsi antisraeliani per accreditarsi come capo della nazione araba, ma sarà in breve il più importante alleato Usa nell’area araba. Quello che preoccupa del centrodestra e se lo fa o lo è.

  2. Khomeini creatura degli USA?
    Che Khomeini sia una creatura USA è una di quelle favole che ci stanno tra i piedi da una vita, perchè piacciono molto alla nostra sventurata sinistra, e che -parallelamente- non hanno alcun valore.
    Bisogna ricordare che Khomeini ha semplicemente approfittato della montagna di errori commessi da quel cretino in servizio permanente effettivo dell’allora Presidente Carter. Il quale, sotto la pressione della sinistra liberal e democrat americana (ognuno ha il suo cancro …..) si limitò semplicemente a lasciare andare in malora lo Scià, favorendo il nascente e già fortissimo movimento sciita.
    Khomeini saltò sul carro a cose fatte, quando i rischi erano ormai zero, dopo essere stato ospitato e protetto dalla Francia nel suo esilio dorato di Parigi (e non dagli USA).
    Bisogna anche dire che allora (1979, 30 anni fa) nessuno dava molto credito al fondamentalismo islamico.
    Se si ignora la Storia non si riuscirà mai combinare niente di buono

  3. commento a Grisostomo
    Gli United States of America non sono un’entità astratta e Jimmy Carter è stato un presidente degli Stati Uniti, non il capo dell’opposizione. Per il resto, la politica estera USA è una politica intelligente, di un grande impero ( impossibile ignorarlo) e Khomeini appariva come il leader di una grande democrazia. Soprattutto gli US non si fidavano dello Scià,con troppi rapporti europei, soprattutto tedeschi. Gli US non amano le monarchie, amano le democrazie, per ragioni non ideologiche, ma di politica pura. Il loro problema più grande è la Cina e per questo vogliono un alleato potente in Medio Oriente. Ahmadinejad è l’ideale e per questo hanno razionalizzato l’aerea medio-orientale, facendo fuori il loro alleato Saddam Hussein, ormai inutilizzabile. Saddam era un po’ rigido, non aveva capito il nuovo grande gioco. Se gran parte degli ebrei americani è stata contraria alla guerra in Iraq è perché ha capito che Bush intendeva cambiare gli equilibri del Medio Oriente e Israele diventava un alleato secondario. Chi ci rimette in questo nuovo assetto è Israele. La politica estera non è una faccenda di ideologia, ma di interessi e il problema americano è la Cina.
    Il resto è propaganda. Francia e Germania, nazioni più forti, non hanno appoggiato l’intervento in Iraq e sono loro che andranno a trattare con Ahmadinejad sul nucleare. Dati i nostri importanti rapporti commerciali con l’Iran, sarebbe meglio essere più realistici e chiaramente aiutare Israele. L’Italia ha rapporti secolari con gli ebrei, non dimentichiamolo.

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