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Royal aggressiva, Sarkozy più tecnico

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Due ore e mezzo di dibattito televisivo tra Ségolène Royal e Nicolas Sarkozy non hanno detto molto di più sui programmi di quanto non si sapesse dalla campagna per il I turno. Benché il dibattito abbia toccato molti temi – dall’economia alla scuola, dall’Europa all’Iran, dall’ecologia alle pensioni – fin dall’inizio i due candidati, Royal in particolare, hanno spostato il dialogo quasi esclusivamente sulle questioni economiche e sociali (discutendone per più di un’ora e mezzo) a dimostrazione di quanto questi temi siano al centro delle rispettive campagne e di come sia su questi che i candidati sentono di poter fare la differenza.

L’incontro televisivo ha, invece, rivelato qualcosa sulla personalità dei candidati e sull’immagine che essi vogliono dare di sé. Chi si aspettava un Sarkozy “acceso”, cosi come è stato finora stigmatizzato dalla sinistra e una Royal serena e tranquilla è stato deluso. Ségolène è partita all’attacco, cercando di essere pungente, interrompendo più volte Sarkozy, che è apparso in un primo momento più sulla difensiva. La socialista ha insistito sistematicamente sulla continuità tra il governo uscente e il suo avversario, ribadendo più volte l’appartenenza di Sarkozy all’esecutivo di de Villepin con lo scopo di presentarlo come il candidato della continuità.

Sarko ha mantenuto la calma, smentendo l’immagine di uomo collerico e autoritario che la sinistra ha sempre cercato di accreditare. È stato bravo nel ribattere alle accuse, anche se nel complesso ha perso in incisività rispetto ai suoi interventi precedenti. È apparso, invece, molto più esperto, miglior conoscitore dei dossier della sua avversaria, portata a non assumere posizioni definite e a rispondere con un “di questo discuteremo”. Il candidato UMP ha cercato, infatti, di obbligarla a prendere posizioni più chiare, in particolare sulle leggi Fillon (sull’età pensionabile), sul nucleare, sulla Turchia, sul finanziamento dei servizi pubblici proposti da Royal (quale l’accompagnamento, nel tragitto dal posto di lavoro al proprio domicilio, delle funzionarie che rientrano tardi la sera); la sua seconda arma, che avrebbe potuto sfruttare di più, è stato il risalto dato alle contraddizioni tra i progetti delle diverse voci della sinistra: Ségolène ha dovuto finanche prendere le distanze dalla proposta di aumentare le tasse sul lavoro fatta dal segretario del PS e suo compagno, François Hollande.

Le dichiarazioni finali hanno ribadito la diversa concezione della politica dei due sfidanti: per Sarkozy la politica (la “vraie politique”) è azione, rigetto della fatalità, volontarismo, fiducia nei governanti; Royal, che pure durante il dibattito non ha sfoderato una delle sue giacche bianche, ha ribadito l’importanza del ruolo di madre di famiglia per il futuro Presidente: la politica è ascolto e dialogo, prima ancora che azione e decisione.

Non sembra essere uscito dal dibattito né vincitore, né perdente. La Royal ha dimostrato di essere a suo agio e più convincente nel confronto con l’avversario di quanto non fosse nelle interviste televisive precedenti in cui era unica protagonista. Per questo, Sarkozy non ha stravinto il confronto, come ci si poteva aspettare. Un vero perdente c’è, è François Bayrou, che non è mai stato nominato né dal candidato dell’UMP, pur disposto ad aprire il proprio governo, né, più sorprendentemente, dalla socialista, che ben poco ha detto per attirarne l’elettorato.

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