Rushdie sta meglio ma con la Jihad va sempre peggio

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Rushdie sta meglio ma con la Jihad va sempre peggio

Rushdie sta meglio ma con la Jihad va sempre peggio

14 Agosto 2022

Salman Rushdie sta meglio. Lo scrittore anglo-indiano accoltellato venerdì scorso da un fascista islamico a New York è stato staccato dal respiratore e ha ripreso a parlare. Rushdie resta comunque ricoverato con ferite gravi. Potrebbe perdere un occhio, ha i nervi di un braccio recisi e il fegato danneggiato.

Rushdie ha rischiato di essere sgozzato sul palco del festival letterario di Chautauqua, ma un gruppo di americani presenti all’evento è intervenuto coraggiosamente fermando l’aggressore che si era avventato sullo scrittore 75enne.

La taglia dell’Iran sulla testa di Rushdie

Rushdie vive sotto scorta dal 1986, l’anno in cui la guida della rivoluzione iraniana, l’ayatollah Khomeini lanciò una fatwa contro lo scrittore dopo la pubblicazione dei controversi “Versetti satanici”. Khomeini mise anche una taglia da 3 milioni di dollari sulla testa del romanziere.

Il regime clericofascista iraniano non ha mai rimosso la fatwa, legittimando l’assalto a coltellate di ieri. Le indagini ora si concentrano sul 24enne di origini libanesi che ha cercato di ammazzare Rushdie. Il giovane postava sui social foto sulla Guardia rivoluzionaria iraniana.

In una app di messaggistica sul suo telefono, gli investigatori hanno ritrovato delle foto di Qassem Soleimani, il boia iraniano capo delle forze Al Quds ucciso da un drone americano in Iraq nel gennaio 2020. Sul suo account Facebook una foto dell’ayatollah Khomeini. Intanto crescono le polemiche sulla mancanza di protezione per Rushdie. Non c’era un metal detector all’entrata del festival di New York e all’interno della sala solo due agenti a protezione dell’evento.

Le reazioni negli Usa e in Iran

La Casa Bianca ha condannato “l’orribile attacco” avvenuto sul suolo americano e ha fatto sapere che prega per Rushdie. Né Biden, né la Casa Bianca hanno citato nelle rispettive dichiarazioni la fatwa del regime islamico iraniano. Davvero un bel modo di difendere la libertà di espressione.

Le dichiarazioni che invece arrivano dall’Iran sono disgustose. Il quotidiano Keyhan, vicino al leader supremo Khamenei, ha elogiato l’aggressione offrendo “cento benedizioni di Dio” al libanese. Secondo il quotidiano Khorasan “Satana”, cioè Rushdie, “sta andando all’inferno”. ù

L’agenzia ufficiale iraniana Irna ha definito Rushdie un “apostata”. Secondo la agenzia Fars “la sentenza” per chi insulta il Profeta dell’Islam “è la morte”. I vertici del regime iraniano non commentano. Mentre i negoziatori iraniani al tavolo per le trattative sul nucleare di Teheran alimentano complotti cospirazionisti lasciando intendere che la mano dell’aggressore è stata mossa da qualcuno che vuol far saltare i negoziati.

“Let’s roll”, disse Todd Beamer l’11 Settembre 2001 alzandosi insieme ad altri passeggeri del volo 93 per affrontare i fascisti islamici armati che avevano dirottato l’aereo, nel giorno più buio della storia americana recente. Beamer e gli altri andarono incontro alla morte a mani nude. Allo stesso modo, cinque americani hanno affrontato il terrorista fermandolo prima che sgozzasse Rushdie in nome di Allah. Onore ai coraggiosi.