«No collusion, no obstruction»

Russiagate, Trump scagionato! Ora per i Dem è “Game Over”

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«No collusion, non obstruction». Sono queste le parole che campeggiano nel tweet di Donald Trump, il presidente Usa, sul suo profilo personale, appena dopo la relazione del segretario di Stato della Giusizia americana, l’AttorneyGeneral, William Bar, sul “Rapporto Mueller”, l’inchiesta condotta sul cosiddetto Russiagate che ha ormai scagionato del tutto il capo di Stato statunitense. Scriviamo queste note mentre siamo in attesa delle prime parole di Trump, il quale interverrà alla Casa Bianca per un intervento.

Stamattina, dunque, Barr, nella sua conferenza stampa, in cui ha illustrato il “Rapporto Mueller”, ha sottolineato come  «il Consulente speciale non abbia trovato prove del fatto che qualche americano - incluso qualcuno associato alla campagna di Trump - abbia cospirato o coordinato con il governo russo o l'Ira (l’Internet research agency, nda)  nello svolgimento di uno schema illegale. Infatti, come afferma il rapporto», ha osservato Barr, «"l’inchiesta non ha identificato prove secondo cui qualsiasi persona statunitense si sia coordinata consapevolmente o intenzionalmente con le operazioni di interferenza dell'Ira". In altre parole, il Consigliere speciale non ha trovata alcuna "collusione" da parte di americani nelle attività illegali dell’Ira».

Non solo. Il rapporto presentato oggi da Barr ha descritto anche le attività compite dai funzionari militari russi associati al Gru (il Direttorato principale per l’informazione, nda), perhackerare computer e rubare documenti ed e-mail da individui affiliati al Partito Democratico e dalla campagna presidenziale di Hillary Rodham Clinton, allo scopo di pubblicizzare queste e-mail e di come tale  accesso ai computer non sia autorizzato e sia un crimine federale. Per questo, a seguito di un'indagine approfondita di queste operazioni di hacking, il Consulente speciale ha mostrato leaccuse nella Corte federale contro diversi ufficiali militari russi per i loro rispettivi ruoli in queste attività illegali di hacking. Accuse che sono ancora pendenti e gli imputati rimangono in libertà.

Tuttavia, a questo proposito, «ancora una volta», ha detto Barr, «il rapporto del Consiglio speciale non ha trovato alcuna prova che membri della campagna di Trump o di chiunque si sia associato alla campagnaelettorale, abbiano cospirato o coordinato con il governo russo nelle sue operazioni di pirateria. In altre parole, non c'era alcuna prova della "collusione" della campagna di Trump con l'hacking del governo russo. In più, l'indagine del Consulente speciale ha esaminato anche gli sforzi russi di pubblicare e-mail e documenti rubati su internet. Lo Special Counsel ha poi scoperto che, dopo che il Gru ha diffuso alcuni dei materiali rubati attraverso le proprie entità controllate, DCLeaks e Guccifer 2.0, il Gru stesso ha trasferito alcuni materiali rubati a Wikileaks per la pubblicazione (Wikileakspoi realizzò una serie di dossier documentali). Il Consulente speciale ha anche esaminato se un membro o affiliato della campagna di Trump incoraggiasse o comunque avesse avuto un ruolo in questi sforzi di divulgazione. Secondo la legge in vigore, la pubblicazione di questi tipi di materiali non sarebbe criminale: a meno che l'editore non partecipi alla cospirazione in atto.

Anche in questo caso, la relazione del Consigliere speciale non ha rilevato alcuna persona associata alla campagna di Trump, la quale abbia partecipato illegalmente alla diffusione dei materiali. Insomma, una vittoria a tutto campo, per Trump, che si era sempre dichiarato estraneo da ogni coinvolgimento nel Russiagate, tanto da fargli trionfalisticamente dedicare, «agli odiatori e ai democratici di sinistra radicali», sul suo account di Twitter, che il non essere colluso con i russi e il non aver ostruito la ricerca della giustizia, certificato ora dall’indagine del super procuratore Mueller, un “cinguettio” tutto per loro:  un cubitale «Game over». 

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