Rutelli chiama Fini per il dopo-Cav. ma fa i conti senza i berluscones del Pdl

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Rutelli chiama Fini per il dopo-Cav. ma fa i conti senza i berluscones del Pdl

08 Dicembre 2009

Rutelli chiama Fini. La "sirena" ex piddì  lancia il messaggio dalla scogliera dove ha trovato approdo dopo una navigazione perigliosa e in attesa di decidere la rotta da seguire verso la nuova meta (politica). Nell’orizzonte del fondatore di Alleanza per l’Italia c’è un ressemblement centrista insieme al leader Udc Casini il quale per ora apprezza ma non si sbilancia, intenzionato a vedere se e che piega prende in termini di voti, il progetto rutelliano al quale potrebbero aderire nuovi transfughi (teodem) del partito di Bersani: Dorina Bianchi gli ha preferito Casini ma altri come la Binetti e Carra guardano con interesse alle mosse dell’ex leader della Margherita.

Nel caso di Fini l’invito a traslocare nella nuova edizione della "Balena bianca" può apparire una mossa di prospettiva, di lunga prospettiva, immaginando uno scenario che tenga conto di tre variabili: il dopo-Berlusconi, l’implosione del Pdl e la fine del bipolarismo puro. Tre variabili, appunto, e come tali ipotizzabili sul piano teorico ma senza automatismi su quello pratico. Insomma, tra il dire e il fare c’è di mezzo… il Cav. e il patrimonio del partito unico di centrodestra che – fanno notare dalle file pidielline – "in un futuro ancora molto lontano, di certo non si dissolverà" ma che, anzi, è già entrato nella sua "fase due": il consolidamento che "nulla ha a che vedere con la questione della leadership".  

"Io ingenuo su Fini? Mi chiedo se non sia ingenuo lui" argomenta Rutelli aggiungendo altri interrogativi provocatori rivolti al presidente della Camera. "Pensa di continuare a lungo a essere una delle più amate icone della sinistra e puntare a ereditare la guida del centrodestra? A mettere in campo una rottura profonda, direi quotidiana, con il premier e costruire la futura leadership del Pdl? Da ex coautore della legge Bossi-Fini, a dissociarsi quotidianamente da Bossi, a partire dai temi dell’immigrazione, restando tutt’uno con la Lega?". Ergo, dice l’ex leader Dl "l’approdo verso un nuovo schieramento, dopo questa ‘guerra’ dei 15 annì, è praticamente naturale. Io non dico nulla di più. Aspetto".

In realtà il tentativo è quello di destabilizzare il centrodestra passando in rassegna i distinguo aperti dai finiani nel Pdl: Rutelli intravede la possibilità che Fini sia destinato all’isolamento nel suo partito e che prima o poi potrebbe lasciare la casa madre per approdare a un più rassicurante polo di centro, una sorta di secondo polo alternativo al Pdl. E la chiave che usa nel ragionamento porta a definire il suo progetto una "star up nata per unire  altre forze deluse dal bipolarismo inefficace di cui è vittima il paese". Con l’Udc ”c’è una forte consonanza”, mentre Di Pietro ”pensa solo a massimizzare gli interessi di un piccolo gruppo” e ”sta alimentando un percorso suicida: accreditare la possibilità di far cadere Berlusconi nelle aule dei tribunali è l’estremizzazione di un cammino che in 15 anni si è rivelato la migliore assicurazione sulla vita politica del premier”. L’opposizione, poi,  "non è in grado di presentarsi come forza di governo alternativa” e quanto al Pd, dice Rutelli, "vedere i leader sfilare al congresso dei socialisti europei dimostra che si è tornati indietro".

Ma ci sono alcuni elementi che al di là dei buoni intenti, segnalano che la strada di Rutelli è tutta in salita e l’esito tutt’altro che scontato. Anzitutto l’invito così smaccato al presidente della Camera rischia di bruciare sul nascere qualsiasi ipotesi di intesa perché è come se volesse farlo uscire allo scoperto. E difatti dai piani alti di Montecitorio non è arrivato alcun segnale (e non poteva essere diversamente).     
Il primo elemento riguarda il bipolarismo. Il quadro attuale dice un’altra cosa: il sistema bipolare non è moribondo come dimostra l’ultimo rilevamento Ipsos in base al quale il Pdl si attesta al 39 per cento e il Pd al 30, 5. Significa che gli elettori non gradiscono una quadro politico frammentato e restano saldamente ancorati alla sua semplificazione. Se questa è la fotografia realistica qual è lo spazio politico che Rutelli intende capitalizzare?  Il margine di manovra è piuttosto ridotto come del resto ha fatto intendere Casini che a Rutelli ha detto "insieme possiamo prendere il 14 per cento dei voti" che tradotto vuol dire: prima porta il tuo sette per cento, poi ne riparliamo. Altro fattore non  di poco conto sta nel fatto che fino a quando c’è il Cav. non c’è partita per nessuno, nè per Rutelli tantomento per Fini (e lo stesso presidente della Camera ne è ben consapevole). E ancora: che succede se il Cav. e D’Alema trovano un’intesa per l’elezione diretta del capo dell’esecutivo?

Se invece si guarda al futuro, quello del dopo-Berlusconi, può darsi che il disegno rutelliano possa riscuotere interesse e adesioni, ma da qui a proporsi come il polo alternativo al Pdl il passo non è affatto breve. Anche perché ed è il secondo elemento da tener presente,  nel Pdl sta crescendo una classe politica berlusconiana (numerosi ministri, buona parte dei vertici parlamentari e di partito) impegnata a tenere ben salda la coesione interna e a consolidare il patrimonio e la forza del Pdl anche in una prospettiva di lungo periodo. Ed è probabilmente in questa direzione che Fini pare  più interessato a giocare la sua partita accreditandosi come punto di riferimento nel centrodestra dell’era post-berlusconiana.

La stessa chiave di lettura, tuttavia, può essere applicata alla convention delle fondazioni  calendarizzata da Gasparri e La Russa con il sì di cinquanta senatori a gennaio in quel di Arezzo. Appuntamento al quale sono state invitate le associazioni o fondazioni degli ex An Matteoli e Alemanno da un  lato, quelle degli ex forzisti Cicchitto, Quagliariello e Bondi dall’altro. Ci saranno anche i finiani Bocchino e Ronchi ma l’invito non è stato esteso al think thank finiano "Farefuturo". L’obiettivo dichiarato è dimostrare che "il pensiero finiano non è la sola centrale di cultura del centrodestra". Nell’immediato una mossa per serrare i ranghi e riaffermare la linea del Pdl dopo gli strappi dei fedelissimi del presidente della Camera, ma che in una prospettiva futura ancora lontana può rappresentare anche una sorta di "prova tecnica" per il dopo-Cav.