Rutelli, teodem in mezzo al guado. Pdl: il Pd rischia di diventare Ds

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Rutelli, teodem in mezzo al guado. Pdl: il Pd rischia di diventare Ds

27 Ottobre 2009

L’ipotesi di un addio al Pd da parte di Francesco Rutelli sta tenendo banco nel dibattito politico, con annessi scenari su come e chi – tra i teodem – seguirà la svolta dell’ex leader della Margherita. Se la pasionaria Paola Binetti fa intendere di essere pronta, l’ex ministro Fioroni auspica che alla fine Rutelli quel passo, anzi quello strappo non lo compia. Stesso auspicio da Rosy Bindi che tuttavia avverte: se Rutelli ha proprio intenzione di andare vada pure – è il ragionamento – ma il Pd non è disposto ad affidargli il monopolio del dialogo con il mondo cattolico.

Daniele Capezzone, portavoce del Pdl considera “un fatto grave per il Pd se si concretizzasse la separazione dal partito di Francesco Rutelli e, con lui, delle componenti moderate e centriste: sarebbe la prova che il Pd è  tornato Pds, un ritorno all’indietro inequivocabile”.  Altro aspetto sul quale Capezzone si sofferma è il fatto che, almeno fino ad ora il Pd non sembra “capace di sciogliere i legami col giustizialismo di Di Pietro, l’estremismo di Repubblica, la parte piu’ politicizzata della magistratura, e il conservatorismo e l’immobilismo sociale della Cgil. Sono questi i fattori che impediscono alla sinistra italiana di modernizzarsi”.

Altro tema di cui di discute in queste ore riguarda lo scenario che ora si apre nei democratici dopo l’elezione a leader della segreteria di Pierluigi Bersani. Nelle file della maggioranza il presidente dei deputati del Pdl Fabrizio Cicchitto in un’intervista a Libero sottolinea che “gli eserciti scesi in campo sono stati, salvo qualche eccezione, quelli degli ex comunisti da un lato e dell’ex sinistra democristiana dall’altro. C’è stata una resa dei conti e ha vinto il mondo post-comunista. Il che dimostra che la fusione tra Ds e Margherita non c’e’ stata”. Cicchitto auspica che “si arrivi a un confronto normale tra maggioranza e opposizione, senza demonizzare gli avversari. Dipenderà dai margini di autonomia di Bersani. Ricordo che il neosegretario del Pd in campagna elettorale ha avuto contro sia Di Pietro che Repubblica, che tifavano in modo sotterraneo per Franceschini”. Il presidente dei deputati ricorda poi l’aut aut posto da Di Pietro che “ha già chiesto a Bersani di scegliere tra lui e il confronto con la maggioranza. Bersani culturalmente non ha nulla in comune con Di Pietro, ma nel Pd c’è un’anima profonda che ha trasformato il comunismo in giustizialismo. Verificheremo se anche Bersani sarà risucchiato da questa deriva o se sarà in grado di rendersi autonomo”.