Sacconi: “Amici di Marco Biagi, il sito Internet di chi lavora”
12 Dicembre 2012
Oggi, in un periodo in cui entrare nel mercato del lavoro sembra così difficile, cambiarlo una scelta pericolosa, perderlo un trauma, sono molti i giovani che si lamentano della "precarietà", della società che è cattiva e li sfrutta senza dargli prospettive. Basta leggere la relativa voce sui "contratti a progetto" in Wikipedia per scoprire solo il peggio del "lavoro subordinato", in una (re)visione della storia sociale italiana dell’ultimo decennio che fa sorridere per la sua pochezza.
Ma chi ha qualche anno in più e ha iniziato a lavorare negli anni Novanta, fuori dal recinto dei protetti, delle caste e dei sindacati, ricorderà senz’altro qual era la situazione precedente. Il "nero" dilagante. I compromessi sottobanco e l’ipocrisia dei tutelati (che non è mai finita). L’aria (amara) che si respirava prima della riforma introdotta da Marco Biagi, il giuslavorista amazzato senza pietà dai boia delle Nuove Brigate Rosse. Tornava dal lavoro in bicicletta, il professor Biagi. Gli infami lo aspettavano sotto casa.
I giovani, si dice, vogliono tutto. E fanno bene. Eppure dovrebbero imparare a guardare indietro nel tempo per capire un po’ meglio il presente, solo una manciata di anni fa. Capire quanto poco è stata completata la riforma, quanto sia stato tradito il concetto di "flessibilità" del lavoro che altrove, e in parte anche da noi, non ha prodotto solo mostri ma opportunità, almeno per chi vuole e sa come prenderle. Così un invito che si può fare a questi giovani è di studiarlo, il passato, cercando di scoprire cosa proponeva e propone quella riforma: "Qualità, produttività, giusta remunerazione", scrive il Senatore Maurizio Sacconi, "nel quadro di quella regolazione sostanziale che Marco Biagi auspicava". Capire, insomma, perché le buone idee vengono considerate così pericolose dai nemici della modernità e della innovazione.
Visitare il nuovo sito Internet "Amici di Marco Biagi" può aiutare a orientarsi meglio nel mondo del lavoro e delle relazioni industriali. A maturare, speriamo, quella cultura della concretezza che può permettere di affrontare la sfida occupazionale, le dinamiche sociali e d’impresa. Serviva una comunità dove confrontarsi su idee, esperienze e riflessioni sul mondo del lavoro. E serve soprattutto ai giovani che oggi vivono e trasformano la realtà, con le loro idee, le loro esperienze, il loro impegno.
